Audit: come l’analisi reattiva diventa azione di miglioramento.

Audit: come l'analisi reattiva diventa azione di miglioramento.

Una metodologia reattiva di analisi del rischio.

Questa metodologia di indagine reattiva prende nome dal latino audio che significa ascoltare, verificare, controllare, inoltre in diritto romano ha duplice valenza interrogare e ascoltare una deposizione. “L’audit clinico è un’attività finalizzata al miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria ed è condotto secondo modalità standardizzate e sistematiche” (Agenzia sanitaria regionale dell’Emilia Romagna, 2000).

Come detto prima è un metodo reattivo di analisi delle carenze, che permette un autovalutazione organizzativa al fine di garantire elevati standard e raggiungere i bisogno di coloro che solo portatori di interesse (stakeholder). Al termine vengono individuate misure correttive in grado di rivedere i processi, in base a bisogni di qualità e bilancio economico.

Esistono diverse tipologie in base agli attori:

  • Interno, se coloro che lo effettuano sono appartengono all’organizzazione;
  • Esterno, se verifica è effettuata da attori esterni incaricati di valutare l’organizzazione dall’esterno.

Esiste anche una differenziazione in base a quale parte del processo è interesse dall’audit stesso:

  • Organizzativo-gestionale, verifica i processi trasversali che supportano la pratica clinica;
  • Clinico, revisiona i processi clinico-assistenziali e/o gli esiti in particolari categorie di pazienti.

Un’ultima distinzione riguarda gli effetti dell’azione che hanno portato all’audit:

  • di outcome (esito), riguarda l’identificazione dell’effetto di un’attività assistenziale sulla salute dei pazienti e sugli esiti: mortalità, morbilità, prognosi;
  • di processo, verifica l’appropriatezza del processo espresso in azioni cliniche.

Queste distinzioni permettono di evidenziare come l’attività dell’audit non sia singola e distaccata dai processi, bensì si configura come parte integrante di ogni attività sia essa organizzativa o clinico-assistenziale.

Questa metodologia permette un’analisi strutturata e sistematica che facilita il confronto tra professionisti, al fine di raggiungere un miglioramento della qualità dei servizi, attraverso l’individuazione di standard riconosciuti o best practice. Questa opportunità è data in un’ottica non di punizione dei soggetti ma di rivalutazione per imparare dall’errore. Metodologicamente l’audit si esprime come un ciclo della qualità che permette di definire criteri e standard concordati e misurabili al fine di valutare la pratica clinica. Una volta applicate le proposte le stesse vanno rivalutare e così il ciclo può avere nuovo inizio.

 

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