GPAIN: le Associazioni Infermieristiche fanno squadra!

Il lavoro in TEAM: quanto ne siamo capaci davvero noi infermieri?
Il lavoro in TEAM: quanto ne siamo capaci davvero noi infermieri?

Ciò nonostante, nel panorama infermieristico, continuano a nascere nuove Associazioni tecnico scientifiche e Società scientifiche con la conseguenza di parcellizzare sempre più saperi, risorse, competenze.

Il GPAIN (Gruppo Permanente Associazioni Infermieristiche Nazionali) è stato precursore dei tempi anticipando l’idea che essere uniti rafforzi l’identità professionale e contribuisca alla valorizzazione della professione infermieristica.

Abbiamo raggiunto la dottoressa Angela Lolli, portavoce del gruppo.

 

Dottoressa Lolli, ci può dire come è nato questo gruppo e chi ne fa parte?

Il Gruppo Permanente delle Associazioni Infermieristiche Nazionali è nato nel 2002, ad opera delle Associazioni che da più tempo erano presenti nello scenario infermieristico italiano. La prima sua Rappresentante è stata la dott.ssa M.S.Bonardi.

L’intento del GPAIN è quello di rappresentare le Associazioni afferenti nel rispetto dell’autonomia delle singole Associazioni.

Negli anni ha mantenuto la definizione di organizzazione professionale avente lo scopo fondamentale di contribuire al miglioramento dell’assistenza infermieristica e dei servizi sanitari forniti al singolo ed alla collettività, attraverso:

  • il confrontarsi, condividere e sostenersi su questioni di grande interesse infermieristico;

  • la promozione dello sviluppo culturale, professionale e sociale degli Infermieri, attraverso la formazione e la ricerca.

In altri termini, dare più risalto agli scopi associativi per i quali le diverse Associazioni sono nate, avendo più forza e determinazione nello svilupparli credendo in un progetto per l’unità della Professione Infermieristica.

Le Associazioni che attualmente lo costituiscono sono AICO, AIIAO, AISACE, AISLeC, ANIN, ANIPIO, ANOTE, CNAI, CNC, GITIC.

 

Molte piccole associazioni temono di essere inglobate da associazioni più numerose e di perdere quindi l’identità. Come invece essa viene garantita all’interno del Gruppo?

Ogni Associazione infermieristica ha sviluppato un percorso con propri progetti, relazioni e collaborazioni, anche internazionali. Organizza e gestisce iniziative volte ad accrescere le conoscenze disciplinari, in settori specifici dell’assistenza infermieristica. L’ingresso nel GPAIN non limita, non condiziona le politiche e l’azione della singola Associazione che continuerà ad essere punto di riferimento per i suoi Associati, se sarà in grado di esserlo nel mondo di oggi. Un mondo che vive nella “globabilizzazione”, basata, a sua volta, sulla capacità di “mettersi in relazione”. Non interessano gli aspetti abnormi del fenomeno, ma quelli che insistono sul diffondere idee, proposte, esperienze, capacità. E come farlo? Solo con facebook o anche mediante incontri, confronti, condividendo impegni, risultati, producendo cultura professionale? Il GPAIN si propone di offrire questo spazio ai professioni : condividiamo la responsabilità nei confronti della nostra Professione per generare solidarietà tra di noi.

 

Secondo l’esperienza del Gruppo, la condivisione di progetti e dibattito ha aumentato la qualità?

Se penso ai convegni che ha proposto alla Professione Infermieristica – Professione infermieristica tra cultura e competenze: rifletti con il GPAIN nel 2010, Assistenza infermieristica e continuità assistenziale nel 2012, Il contributo degli infermieri per nutrire il pianeta nel 2015 – la risposta è positiva. Lo sforzo è stato quello, come in un caleidoscopio, di integrare gli apporti delle diverse Associazione per dimostrare quale fosse il contributo infermieristico, in termini di conoscenze ed esperienze, su temi discussi in quel dato momento, nel mondo sanitario e non solo. Diverse sono state poi le iniziative che, nelle Associazioni, hanno continuato a sviluppare i contenuti espressi durante i convegni del GPAIN.

 

A livello personale, quale pensa sarà, nel prossimo futuro, il ruolo delle associazioni infermieristiche rispetto alla dimensione scientifica della professione?

I nostri mondi – Università, Organizzazione, il prossimo Ordine professionale, l’Associazionismo – hanno ruoli diversi e, nella storia, hanno inciso diversamente sull’evoluzione della Professione e della nostra Disciplina. Il ruolo delle Associazioni infermieristiche, nel prossimo futuro, sarà quello che gli Infermieri vorranno sviluppare. Cosa vogliamo gli Infermieri ? Associazioni che siano in grado di elaborare progetti di ricerca nei loro specifici campi ? produrre linee guida per gli argomenti di interesse ? essere autorevoli con posizioni basate sulle migliori prove di efficacia disponibili? Allora la ricetta è semplice: crederci ancora, partecipare di più.

Non chiederti cosa un’Associazione professionale può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per l’Associazione in cui liberamente di iscriverai.

Mi perdonerete la presunzione nel declinare una celebre frase di J.F.Kennedy. Profondo è il suo significato, tanto da non resistere nel concludere questa intervista. Invitava non solo ad immaginare un mondo migliore, ma a prendere direttamente parte al cambiamento. Le sue parole continuano a rappresentare un inno alla costruzione di una società più solidale, fonte di ispirazione per più generazioni grazie alla loro profonda carica emotiva e alla loro forza visionaria. L’Associazionismo può far vivere e rinforzare questi valori.

 

Ringraziamo la dottoressa Angela Lolli per l’intervista concessa.

Le Società Scientifiche rappresentano un’opportunità di attestazione scientifica e intellettuale che la professione non può certamente permettersi di fallire.

Occorre però umiltà, condivisione e reale dialogo.

 

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