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Intervista a Marcello Antonazzo (presidente dell’Opi di Lecce) : “Infermieri sempre più protagonisti del cambiamento in sanità”.

Continuano le interviste di AssoCareNews.it ai personaggi di ieri e di oggi dell’Infermieristica italiana. Questa volta abbaimo deciso di dare voce all’amico e collega Marcello Antonazzo, Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Lecce per parlare non solo di Puglia e di Salento, ma di Nazione Italia ai tempi del Covid e del necessario ed imprescindibile rilancio della professione nel Paese.

Ad Antonazzo, come ai suoi predecessori, abbiamo rivolto 6 domande specifiche. Vediamo cosa e come ha risposto.

Come vede l’infermiere tra 10 anni?

Vedo un Infermiere sempre più combattivo, competente e responsabile il quale dovrà rendersi conto che solo ispirandosi e applicando questi principi potrà affermare la nostra professione ed essere protagonista dell’assistenza e della salute dei cittadini.

L’infermiere di domani passa inevitabilmente dall’infermieristica di oggi. Quali pensa siano i punti essenziali da affrontare?

I punti essenziali sono: formazione, ricerca, dirigenza infermieristica, contratto di lavoro, dotazioni organiche e infungibilità della professione.

Mi preme sottolineare l’attenzione, in particolar modo, sulle seguenti tematiche:

  1. La questione contrattuale è di fondamentale importanza perché se non si riconosce la competenza e la responsabilità nei contratti collettivi nazionali del lavoro è più difficile attendersi infermieri che sposino la mission aziendale.
  2. Altro aspetto, è l’immediato adeguamento delle dotazioni organiche con l’aggiornamento della programmazione degli accessi universitari.
  3. In Italia mancano 53mila infermieri.
  4. Mentre le specializzazioni consentirebbero un miglior sviluppo di strutture a bassa ed ad alta intensità di cura permettendo un maggiore raccordo tra ospedale e territorio, abbattendo le liste d’attesa e consentendo di venire incontro a un maggior numero di bisogni dei cittadini.
  5. Infine, superare il vincolo di esclusività di rapporto professionale.

A suo avviso come si potrebbe migliorare il rapporto tra immagine infermieristica e cittadinanza?

La professione infermieristica deve stringere un patto con il cittadino. È necessario promuovere continuamente l’immagine dell’infermiere partendo dal proprio posto di lavoro dimostrando di essere un professionista preparato sia dal punto di vista tecnico che relazionale.

Comunicare correttamente ciò che siamo e ciò che rappresentiamo nella realtà di tutti i giorni agli occhi dei cittadini è la migliore risposta a posizioni che ostacolano il cambiamento.

Fondamentali sono le campagne di comunicazione ma anche l’allestimento di stand per stare insieme ai cittadini raccontando chi è l’infermiere oggi e fare educazione sanitaria.

Infermieri protagonisti in corsia ma non soltanto: quale sarà il ruolo delle società scientifiche nello sviluppo dell’infermieristica?

Il ruolo delle società scientifiche di categoria, rispetto ad una realtà in continuo cambiamento, è di supportare i professionisti nel migliorare il proprio lavoro riconducendo le tante buone pratiche esistenti all’interno del sistema Salute.

Oggi, secondo la legge n.24/2017-Gelli, le società scientifiche partecipano attivamente alla realizzazione delle linee guida che rappresentano il fulcro della responsabilità professionale, si occupano di rispondere a quesiti clinici, e ancora offrono attraverso la condivisione tra professionisti le strategie per scelte e decisioni specialistiche attraverso obiettivi propri rappresentati dalle evidenze scientifiche.

Le società scientifiche hanno un ruolo fondamentale nei confronti della società o meglio della mentalità pubblica promuovendo la fiducia verso la scienza e la professione.

Le società scientifiche offrono un valore aggiunto nella pratica clinica quotidiana, nella multidisciplinarietà’ ma soprattutto nel rapporto con la persona assistita offrendo cure di qualità.

La formazione infermieristica soffre di mancanza di risorse. Quanto reputa che influisca sulla professione e sui professionisti?

La formazione deve essere intesa come fattore strategico necessario per il raggiungimento degli obiettivi previsti in una programmazione aziendale.

La garanzia di una formazione di qualità è una responsabilità collettiva che coinvolge in primo luogo la comunità accademica, il sistema sanitario nazionale in tutte le sue articolazioni, la comunità scientifica e gli organismi di rappresentanza dei professionisti che operano in sanità.

Pertanto, le risorse nella formazione universitaria ed ECM sono di fondamentale importanza in quanto attraverso la formazione si può fare manutenzione delle proprie competenze ed essere da stimolo per far crescere il professionista, ridurre il rischio clinico e garantire ai cittadini livelli assistenziali sempre migliori.
Non c’è crescita professionale senza formazione.

Alcune gestioni sembrano prediligere gli infermieri delle grandi realtà ospedaliere cittadine: quale ricetta per impedire che vi siano periferie nella professione?

La pandemia da coronavirus ci ha insegnato che non devono esistere solo le grandi strutture ospedaliere, anzi bisogna cominciare proprio dal territorio per intercettare i cittadini affetti da patologie cronico-degenerative e possibilmente curarli nel proprio domicilio.

Tutto ciò trova riscontro nel Patto per la Salute 2019-2021 nel quale si prevede che accanto ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e agli specialisti ambulatoriali e ai farmacisti ci sia l’assistenza infermieristica di famiglia/comunità, per garantire la completa presa in carico integrata delle persone.

La riprova, che l’offerta dei servizi si colloca all’esterno degli ospedali per acuti ed interessa singoli professionisti e strutture ambulatoriali, residenziali e semiresidenziali è stata data con il “Decreto Rilancio” legge 17 luglio 2020, n. 77, che converte, con modificazioni, il decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Con questa norma arriva la figura dell’IFeC (infermiere di famiglia/comunità) nel rapporto di 8 ogni 50mila abitanti: 9.600 anche se a regime ne serviranno secondo la Federazione almeno 20mila.

Quindi, gli obiettivi della sanità futura devono andare nella direzione di una maggiore efficacia delle azioni di promozione della salute e di prevenzione, nonché del miglioramento e di una maggiore appropriatezza delle modalità di presa in carico dei bisogni di salute, con una particolare attenzione all’assistenza territoriale e all’integrazione fra ospedali e territorio, proprio per favorire l’equità di tutti i cittadini nell’accesso ai servizi sanitari.

Grazie presidente, come sempre è stato chiarissimo.

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