Aggressioni: parla Infermiere colpito più volte. 15 giorni di prognosi!

Violenza e aggressioni: parla infermiere colpito!
Violenza e aggressioni: parla infermiere colpito!

Parla Infermiere dopo essere stato ripetutamente colpito da assistita e accompagnatore. Ci racconta cosa vuol dire vivere un’aggressione: la violenza vissuta in prima linea.

Ogni giorno medici, infermieri e personale sanitario ricevono aggressioni sul luogo di lavoro. Ogni aggressione, però, rappresenta un evento importante e un ulteriore precedente di cui è necessario raccontare per creare una reale coscienza, oltre la mera trasmissione stampa. Paolo Cartanese è un infermiere del Pronto Soccorso di Saronno e nei giorni scorsi ha subìto un’aggressione fisica che gli ha lasciato 15 giorni di prognosi

Ci puoi raccontare come si è svolta l’aggressione che hai subito nei giorni scorsi?

Erano le 6.15 del mattino assegnato al turno di Notte presso l’ambulatorio del pronto soccorso quando vengo chiamato al triage. Mi avvicino e scorgo che a richiedere assistenza è una giovane paziente molto conosciuta al servizio in quanto ha l’abitudine di passarci le notti e cercarvi riparo in quanto un soggetto senza fissa dimora. Era accompagnata da un uomo, anche lui molto conosciuto per le stesse ragioni, che appena mi avvicino esordisce dicendo con tono di sfida “devo farla visitare veloce altrimenti si arrabbia”. Io non proferisco parola e provvedo all’accertamento. Accertando l’assenza di condizioni cliniche tali da assegnare un codice colore importante, invito la signorina ad attendere la propria visita all’interno della sala d’attesa e all’ennesima esclamazione dell’uomo gli chiedo gentilmente di rispettare il servizio e attendere la visita del medico che sarebbe avvenuta il prima possibile. Di tutta risposta ricevo una testata in faccia seguita da diversi pugni nel viso che mi colpiscono. Cercando di allontanarlo ricevo un pugno dalla paziente stessa e l’aggressione sarebbe continuata se non fosse arrivata una collega con i rinforzi.

Mentre l’effetto mediatico sembra ormai inflazionato, vivere un’aggressione in prima persona è un’esperienza a cui non ci si abitua e a cui non dobbiamo abituarci. Cosa vuol dire trovarsi nel mezzo di una violenza verbale e fisica mentre si sta svolgendo il proprio lavoro?

Sei preso alla sprovvista e in effetti un pò ti senti tradito. Come reazione avrei potuto rispondere aggredendo a mia volta ma avrei esposto me, come semplice cittadino, e l’immagine dell’intera professione infermieristica. Invece quello che è importante è continuare ad essere professionisti anche durante le’vento, difendendosi e isolando l’aggressore ma senza scendere al suo livello.

Uno degli aspetti traumatici riguarda proprio la dimensione filosofica del lavoro sanitario: mentre sto portando aiuto vengo attaccato. Molti colleghi hanno difficoltà nel rientro a lavoro. Ti riconosci in questo? conosci colleghi del Pronto Soccorso che lo hanno vissuto?

Al momento cerco di andare avanti e farmi forza. Rientrare al lavoro non sarà facile. La cosa più terribile è sentire concittadini dire di non sentirsi più al sicura all’interno dell’ospedale.

Nella tua azienda sei molto attivo riguardo la tematica sicurezza. Rispetto alla sanità italiana quali pensi possano essere i fattori di rischio e quali le possibili soluzioni?

Reputo necessario parlare di sicurezza e affrontare le criticità in maniera aperta perchè l’argomento comporta conseguenze pesanti ed è il momento di dire basta. Non è giusto tornare da lavoro con un certificato medico, non è la dignità che si cerca nel lavoro.

Ringraziamo Paolo per la testimonianza che speriamo possa realmente sensibilizzare all’argomento, raccontato da chi lo ha vissuto in prima persona!

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