La medicina insegna che, di fronte al malessere di un individuo o di una famiglia, tutti devono concorrere alla risoluzione del problema o, quantomeno, ad attenuarne il dolore e i disagi. La cultura della solidarietà dovrebbe prevalere sempre, soprattutto in ambito sanitario, dove l’etica del “saper essere” dovrebbe trasparire dai nostri comportamenti quotidiani. Al contrario, si è fatto e si continua a fare l’esatto opposto.
Scelte poco ponderate stanno mettendo in pericolo la professione stessa, allontanandola da quello che è stato l’intero percorso normativo e formativo della categoria, a partire dal D.Lgs. 502/92, caposaldo della moderna legislazione infermieristica. Tutti i presidenti degli OPI provinciali e i rispettivi coordinatori regionali dovrebbero farsi portavoce delle istanze della base della categoria, stimolando una seria riflessione sulle ultime scelte di indirizzo promosse a livello centrale. L’introduzione di questa nuova figura, pur strutturata all’interno della normativa vigente, rischia nei fatti di tradursi in un passo indietro che evoca la vecchia figura dell’infermiere generico sotto l’etichetta di “assistente infermiere”. Non si può continuare a far finta di non vedere: dinanzi alla storia e alla professione, vi è una responsabilità condivisa nel recepire riforme centralizzate senza un reale e dovuto dibattito con gli iscritti. Si assiste così a una preoccupante distanza tra la governance professionale e chi opera quotidianamente tra mille difficoltà per rispondere alle reali necessità dei cittadini. Il rispetto della democrazia è il sale della buona convivenza sociale che fa progredire le professioni e la storia dell’umanità sulla terra.
Siamo giunti a un momento storico in cui è fondamentale risvegliare la coscienza sociale, non solo quella individuale. Viviamo in un contesto frammentato, motivo per cui è necessario comprendere a fondo questa realtà professionale sempre più in affanno, stanca, ridotta ai minimi termini e priva di prospettive, sia a livello di carriera che retributivo. La professione infermieristica unica nel suo genere per la peculiarità di garantire un’assistenza h24 accanto al paziente in ogni setting assistenziale sta perdendo attrattività a causa di molteplici fattori logistici ed economici, in cui il peso del caro vita e le spese vive di trasferta (come il caro carburante per raggiungere i turni o coprire l’assistenza sul territorio) gravano ulteriormente sulle tasche dei professionisti.
In merito agli ultimi eventi, sento il dovere morale di intervenire, sia come appartenente alla categoria sia come ex iscritto al sindacato Nursing Up. L’uscita da questa sigla è stata per me dolorosa e non voluta; tuttavia, il fatto che il presidente De Palma abbia apposto la firma al contratto per poi presentare ricorso la dice lunga su una gestione che rischia di creare ulteriore disorientamento tra i lavoratori.
Proprio su questo punto si consuma il paradosso: un sindacato come il Nursing Up, che per un anno ha contrastato la figura dell’assistente infermiere per poi firmare un contratto che la prevede, si è visto respingere il ricorso dal TAR. I giudici, con la sentenza n. 14262/2026, hanno chiarito che: “…il ricorso è inammissibile in quanto la sigla è firmataria del CCNL che recepisce quel profilo…”. Come si può firmare un accordo dopo aver sostenuto il contrario per mesi, per poi fare subito dopo ricorso? È una situazione paradossale che non si sana certo con l’annuncio, arrivato proprio in queste ore, di voler ricorrere in appello al Consiglio di Stato.
E poi che dire della troppa fantasia di coloro che vogliono far credere a una nuova figura di supporto quasi sovrapponibile all’OSS che, in realtà, rischia di complicare ulteriormente la vita e la responsabilità dell’infermiere, mettendo a repentaglio la salute delle persone. Dalla stessa sentenza del TAR Lazio del 14/08/2026 si legge infatti che: “…questa nuova figura è stata prevista per fornire assistenza diretta alla persona di tipo sanitario e supporto gestionale, organizzativo e formativo, operando secondo le indicazioni dell’infermiere…”.
Sulla figura dell’assistente infermiere c’è poco da aggiungere: si tratta di decisioni calate dall’alto, figlie di logiche gestionali ormai distanti dalle reali dinamiche assistenziali. Si è scelto di far resuscitare l’ex infermiere generico mascherandolo da figura di supporto e cercando di collegarlo alla legge 43/2006. Tutto questo quando esiste già l’OSS, per il quale sarebbe bastato innalzare il livello di qualifica, senza inventarsi un nuovo profilo che evoca il vecchio e superato mansionario del DM 225/1974.
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