“Una sanità più vicina, più umana e presente capillarmente sul territorio passa anche e soprattutto dal ruolo degli infermieri”. È questo il messaggio lanciato dalla presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Benevento, Francesca Olivieri, che richiama la categoria a essere protagonista nella fase di trasformazione del Servizio Sanitario Nazionale.
Con l’avvio delle nuove strutture previste dalla riforma dell’assistenza territoriale, come Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali, prende forma un modello di sanità di prossimità pensato per avvicinare le cure ai cittadini e ridurre la distanza tra bisogni di salute e servizi.
Secondo la presidente OPI, queste realtà non devono rimanere semplicemente strutture fisiche, ma devono diventare luoghi capaci di rispondere concretamente alle esigenze della popolazione, soprattutto delle persone fragili, anziane e affette da patologie croniche.
“Gli infermieri sono chiamati a essere i principali attori della salute di prossimità – sottolinea Olivieri – perché la nuova organizzazione sanitaria richiede competenze avanzate, capacità di presa in carico e una forte relazione con la comunità”.
All’interno delle Case della Comunità, infatti, gli ambulatori infermieristici potranno rappresentare un punto di riferimento per numerose attività assistenziali: dalla gestione delle medicazioni semplici e complesse alle terapie, dalle vaccinazioni ai percorsi dedicati ai pazienti cronici e fragili.
Un ruolo centrale sarà svolto anche dall’infermiere di famiglia e comunità, chiamato a seguire il cittadino nel tempo attraverso percorsi personalizzati di assistenza e di continuità delle cure. Un professionista in grado di orientare il paziente nel sistema sanitario, coordinando interventi, bisogni e risorse disponibili.
“Ogni cittadino, soprattutto se fragile, non dovrà più sentirsi solo davanti alla complessità del sistema sanitario – evidenzia la presidente dell’OPI – ma potrà avere un punto di riferimento capace di accompagnarlo nel proprio percorso di cura”.
L’appello rivolto agli infermieri è però anche un richiamo alla responsabilità professionale. Le nuove strutture, infatti, secondo Olivieri, non potranno funzionare soltanto grazie agli investimenti e agli spazi realizzati: “Le mura da sole non bastano. È necessario riempire questi luoghi di competenza, passione, organizzazione e vicinanza”.
La sfida della nuova sanità territoriale richiede quindi infermieri sempre più coinvolti nella progettazione dei servizi, nella gestione dei percorsi assistenziali e nella collaborazione con tutte le altre figure del sistema socio-sanitario: medici di medicina generale, specialisti, assistenti sociali e professionisti sanitari.
La prospettiva indicata dall’OPI è quella di una sanità capace di rimanere realmente dentro le comunità: non un sistema che allontana le persone dai propri luoghi di vita, ma una rete di assistenza vicina, accessibile e quotidiana.
Una trasformazione che affida agli infermieri un ruolo strategico: essere professionisti della cura, ma anche promotori di un nuovo modello organizzativo in cui la persona torna al centro dell’assistenza.
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