Nel Lazio mancano infermieri, ma migliaia sono già pronti a lavorare. Il paradosso denunciato in Consiglio regionale accende il dibattito sulla gestione del personale sanitario.
La sanità italiana continua a fare i conti con una cronica carenza di infermieri, ma nel Lazio emerge una contraddizione che fa discutere: circa 4.000 professionisti idonei, selezionati tramite concorso pubblico, restano ancora in attesa di assunzione.
A sollevare il caso è la consigliera regionale Eleonora Mattia, che ha presentato un’interrogazione urgente per chiedere chiarimenti su una scelta che appare difficile da giustificare.
Il paradosso: idonei in attesa e reclutamento all’estero.
Da una parte, graduatorie già pronte e personale immediatamente disponibile. Dall’altra, la decisione della Regione, guidata dal presidente Francesco Rocca, di avviare missioni all’estero – in particolare in Cile – per reclutare nuovi infermieri.
Una strategia che, secondo Mattia, solleva una domanda tanto semplice quanto centrale: perché non assumere prima chi è già stato selezionato e formato con risorse pubbliche?
Non si tratta solo di una questione amministrativa, ma di una scelta che incide direttamente sull’efficienza del sistema sanitario.
Graduatorie ferme e sistema sotto pressione.
Le graduatorie dei concorsi pubblici rappresentano uno strumento fondamentale per garantire trasparenza e rapidità nelle assunzioni. Lasciare inattivi migliaia di idonei significa, di fatto:
rallentare il rafforzamento degli organici;
aumentare il carico di lavoro sugli operatori in servizio;
ritardare risposte concrete ai bisogni dei cittadini.
In un contesto già segnato da turni massacranti e carenze strutturali, questa situazione rischia di aggravare ulteriormente la crisi della professione infermieristica.
Una questione di programmazione (e buon senso).
Il punto sollevato non è ideologico, ma pragmatico: prima utilizzare le risorse già disponibili, poi eventualmente cercarne di nuove.
Secondo la linea sostenuta in Consiglio regionale, lo scorrimento delle graduatorie dovrebbe rappresentare il primo passo di qualsiasi politica di reclutamento. Solo successivamente, in caso di reale necessità, si può guardare a soluzioni alternative, incluso il reclutamento internazionale.
Il rischio di perdere competenze.
C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: il tempo.
Molti idonei, stanchi di aspettare, potrebbero scegliere altre strade:
trasferirsi in altre regioni o all’estero;
abbandonare il sistema pubblico;
cambiare ambito lavorativo.
Il risultato? Una perdita di competenze già formate e pronte all’uso, con un ulteriore danno per il Servizio sanitario.
Una questione nazionale.
Il caso Lazio non è isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio che riguarda tutta l’Italia: graduatorie poco utilizzate, tempi lunghi di assunzione e politiche di reclutamento spesso incoerenti.
Il rischio è quello di alimentare sfiducia tra i professionisti sanitari, proprio in una fase in cui il sistema avrebbe bisogno di stabilità, valorizzazione e programmazione efficace.
Il paradosso degli infermieri “pronti ma ignorati” apre una riflessione più ampia sulla gestione delle risorse umane nella sanità pubblica.
Perché se è vero che mancano infermieri, è altrettanto vero che molti sono già disponibili. E lasciarli in attesa, mentre si cercano soluzioni altrove, rischia di essere non solo una contraddizione, ma anche un’occasione mancata
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