Lo schema di Accordo della Conferenza Stato-Regioni prevede 25.479 posti per Infermieristica. Debuttano i nuovi percorsi specialistici, ma resta il problema dell’attrattività della professione.

L’Italia continua ad avere un enorme bisogno di infermieri. Lo conferma lo schema di Accordo della Conferenza Stato-Regioni sul fabbisogno formativo delle professioni sanitarie, che per l’anno accademico 2026/2027 individua in 25.479 il numero di nuovi studenti da formare nei corsi di laurea in Infermieristica.
Si tratta della richiesta più elevata tra tutte le professioni sanitarie, a conferma del ruolo centrale degli infermieri nella riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale e nello sviluppo dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR.
Lombardia in testa per numero di posti.
La distribuzione del fabbisogno evidenzia importanti differenze territoriali.
A guidare la classifica è la Lombardia, con una richiesta di 3.500 posti, seguita da Veneto, Lazio, Campania, Piemonte e Sicilia, regioni che continuano a registrare un elevato fabbisogno di personale infermieristico.
Lo schema prevede inoltre:
- 25.479 posti per il Corso di Laurea in Infermieristica;
- 1.414 posti per Ostetricia;
- 257 posti per Infermieristica Pediatrica;
- 7.072 posti complessivi per le lauree magistrali dell’area infermieristica e ostetrica.

La grande novità: arrivano le lauree magistrali specialistiche.
L’elemento più innovativo della programmazione riguarda però l’introduzione delle nuove lauree magistrali specialistiche, previste dal Decreto Ministeriale n. 159/2026.
I nuovi percorsi formativi saranno articolati in tre grandi aree cliniche:
- Cure primarie e Infermieristica di Famiglia e Comunità;
- Cure intensive ed emergenza;
- Cure neonatali e pediatriche.
L’obiettivo è formare professionisti con competenze cliniche avanzate, in grado di rispondere alle nuove esigenze della sanità italiana, sempre più orientata verso la gestione delle patologie croniche, la presa in carico territoriale e l’assistenza domiciliare.
Questi percorsi rappresentano un importante passo avanti nel riconoscimento delle competenze specialistiche infermieristiche, offrendo finalmente una cornice accademica strutturata a funzioni assistenziali già presenti nella pratica clinica.
FNOPI: servirebbero ancora più infermieri.
Secondo la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), il fabbisogno reale sarebbe addirittura superiore.
La Federazione stima infatti la necessità di 25.840 nuovi laureati in Infermieristica, un numero leggermente più alto rispetto a quello indicato nello schema della Conferenza Stato-Regioni.
La differenza conferma come anche gli Ordini professionali ritengano che la programmazione ministeriale rischi di non essere sufficiente per colmare la carenza di personale che interessa gran parte delle aziende sanitarie italiane.
Il vero problema resta l’attrattività della professione.
L’aumento dei posti disponibili, tuttavia, non risolve automaticamente il problema della carenza di infermieri.
Negli ultimi anni diversi studi, compresi quelli diffusi dalla Fondazione GIMBE, hanno evidenziato un progressivo calo del rapporto tra candidati e posti disponibili nei corsi di laurea in Infermieristica.
In altre parole, aumentare il numero dei posti non garantisce che questi vengano effettivamente occupati.
Alla base della diminuzione delle iscrizioni vi sono diversi fattori: stipendi ritenuti poco competitivi, carichi di lavoro elevati, difficoltà nella conciliazione tra vita privata e professionale, limitate prospettive di carriera e crescente fenomeno dell’abbandono del Servizio sanitario pubblico.
Più posti non significano automaticamente più infermieri negli ospedali.
Il documento della Conferenza Stato-Regioni rappresenta certamente un segnale importante di programmazione, ma da solo non basta.
Per trasformare il fabbisogno teorico in professionisti realmente presenti negli ospedali, nelle case di comunità, nei servizi domiciliari e nelle strutture territoriali sarà necessario rendere la professione infermieristica più attrattiva.
Serviranno investimenti non solo nella formazione universitaria, ma anche nelle condizioni di lavoro, nelle retribuzioni, nelle opportunità di sviluppo professionale e nel riconoscimento delle competenze avanzate.
Solo così la programmazione potrà tradursi in un reale rafforzamento degli organici e garantire la presenza degli infermieri di cui il Servizio sanitario nazionale ha urgente bisogno.
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