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19 Gen 2026, Lun

Infermieri pagati mille euro a notte: il caos al San Raffaele tra spese record, appalti e dimissioni.

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Il paradosso nella sanità d’eccellenza: l’ospedale costretto a offrire “paghe da zona di guerra” al proprio personale dopo un’esternalizzazione fallimentare.

A quanti sostengono che la vigilanza sindacale e il giornalismo d’inchiesta non servano più a nulla, la cronaca recente offre una risposta clamorosa. La vicenda che sta scuotendo l’ospedale San Raffaele di Milano – modello di eccellenza nazionale di sanità privata convenzionata, quindi finanziata dallo Stato – è l’ennesima dimostrazione di come la corsa al risparmio possa mettere a rischio la vita dei pazienti.

Il caos è esploso nel reparto di Medicina cure avanzate alta intensità grazie alla denuncia della Rappresentanza Sindacale Unitaria, supportata da fonti sanitarie che hanno fornito la documentazione. La radice del problema? L’esternalizzazione dei servizi di assistenza a una cooperativa di infermieri ritenuti incapaci.

L’incredibile catena di errori, che ha provocato gravi pericoli per i pazienti, ha costretto il Gruppo San Donato (proprietario del San Raffaele) a una retromarcia d’emergenza. Per sostituire in fretta e furia il personale esterno e ripristinare la sicurezza minima, l’amministrazione ha offerto al proprio personale turni extra con compensi record: mille euro per ogni notturno e seicento euro per il diurno.

È un paradosso amaro. Il Gruppo San Donato, che ha dichiarato utili record per 323 milioni di euro nel 2024, aveva precedentemente adottato una linea durissima sugli aumenti salariali, negando al personale infermieristico interno gli adeguamenti accordati ai colleghi delle strutture pubbliche. Questa politica ha portato a un’emorragia di professionisti: decine di infermieri esperti si sono dimessi, inclusi 17 professionisti che hanno lasciato in blocco, insieme al loro coordinatore, proprio il reparto di Medicina cure avanzate.

Ancora una volta, a salvare l’ospedale da conseguenze ben più gravi è il personale interno, formato con anni di esperienza. L’ennesima prova che affidare l’assistenza medica in subappalto, nel tentativo di risparmiare sui costi e non investire sulla formazione, nasconde rischi inaccettabili.

Il Gruppo San Donato ha reagito con rapidità anche a livello dirigenziale. L’8 dicembre, un consiglio di amministrazione straordinario ha avviato la revoca dell’incarico all’amministratore unico, Francesco Galli. Manager cresciuto all’interno dell’azienda, Galli ha anticipato la decisione dando le dimissioni.

Secondo indiscrezioni, Galli paga la scelta, in linea con una politica di risparmio imposta da anni, di non aver voluto assumere nuovo personale qualificato, favorendo invece il contratto con la cooperativa esterna, una scelta che avrebbe fatto contro il parere di dirigenti importanti. Al suo posto è stato nominato Marco Centenari, amministratore delegato del Gruppo.

L’emergenza è stata così grave da rendere necessaria una denuncia alla Procura, annunciata dalle rappresentanti sindacali Margherita Napoletano e Daniela Rottoli.

Il rapporto del medico di guardia è un documento sconvolgente che descrive il caos assistenziale:

  • Una delle infermiere esterne avrebbe abbandonato il servizio alle 5 del mattino, sparendo dal reparto.
  • Il sospetto che mancasse dei titoli per operare in un settore così impegnativo è rafforzato da errori fatali, come la somministrazione di 200 millilitri l’ora di un farmaco per il cuore, invece dei $20$ previsti, o la confusione tra l’Amiodarone (salvavita per le aritmie) e l’inesistente Modarone.

La storia, purtroppo, non può concludersi con un “tutto è bene ciò che finisce bene”. L’emergenza non è affatto conclusa: l’ospedale deve ora ricostruire un’equipe infermieristica e garantire la sicurezza assistenziale che una struttura di eccellenza è tenuta a offrire.

Questa crisi espone la profonda contraddizione del San Raffaele. L’ospedale investe da sempre nell’immagine e nelle strutture, come il padiglione Iceberg, costato $60$ milioni e firmato da Mario Cucinella, un’opera straordinaria per il design ma forse non così indispensabile per gli scopi della sanità quanto lo sono i professionisti adeguatamente pagati.

Il Gruppo San Donato (presieduto dall’ex ministro Angelino Alfano) celebra successi economici con ricavi che hanno raggiunto $2,57$ miliardi di euro e un utile da capogiro. La vera sfida per l’intera dirigenza è ora quella di superare la difficoltà cronica nel trovare infermieri e aumentare il controllo sugli appalti, per assicurare che l’eccellenza della struttura non sia solo una questione di bilanci e architettura, ma di sicurezza e qualità per i pazienti.

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