Oggi, 12 maggio, celebriamo la Giornata Internazionale dell’Infermiere, figure cardine del nostro sistema sanitario, angeli custodi che con dedizione e competenza si prendono cura di chi soffre. Ma questa ricorrenza porta con sé un allarme preoccupante, lanciato dalla Società Italiana di Cure Palliative (SICP): in Italia mancano oltre 3.000 infermieri specializzati in cure palliative, un deficit che mette a serio rischio l’assistenza domiciliare a pazienti con patologie croniche e inguaribili.
Quando si parla di cure palliative, spesso si pensa alla gestione del dolore fisico. Ma il ruolo dell’infermiere in questo delicato ambito è molto più ampio. Sono professionisti che ascoltano, confortano, supportano emotivamente pazienti e famiglie, diventando veri e propri case manager di percorsi assistenziali complessi. Tessono la rete tra medici, OSS, psicologi e altri specialisti, garantendo dignità, autonomia e qualità della vita a chi affronta la fase più difficile della propria esistenza. Come sottolinea la SICP, sono il “cuore pulsante dell’assistenza palliativa, specialmente a domicilio”.
La realtà dei numeri è allarmante. A fronte di un fabbisogno stimato di 4.550 infermieri nelle cure palliative domiciliari, ne operano solo 1.500. Mancano all’appello oltre 3.000 professionisti, una carenza del 66% che impedisce a troppi pazienti di ricevere l’assistenza di cui avrebbero bisogno nel calore della propria casa.
La situazione non è rosea nemmeno negli hospice, dove la copertura infermieristica appare più adeguata al bisogno attuale per i pazienti oncologici, ma insufficiente se si considerano anche le patologie croniche non oncologiche e gli obiettivi del PNRR.
Ancora più drammatica è la situazione nelle cure palliative pediatriche. Con soli 181 infermieri specializzati a fronte di oltre 10.600 bambini eleggibili, si conta appena 1 infermiere ogni 60 bambini che necessitano di assistenza specialistica. Un dato che evidenzia una grave disparità e la necessità impellente di investire in questo settore cruciale.
In questo scenario di criticità, il nuovo Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche (2025) rappresenta un importante passo avanti. Come spiega Aurelio Filippini (SICP), il codice ribadisce l’impegno professionale nella tutela della dignità umana, nel rispetto dell’autodeterminazione e nel garantire la cura fino al termine della vita, alleviando la sofferenza fisica, psicologica, relazionale, spirituale e ambientale. Un riconoscimento formale del ruolo fondamentale che questi professionisti svolgono nell’accompagnare i pazienti nel loro percorso.
La SICP lancia un appello urgente alle istituzioni e ai sistemi sanitari: è necessario e improcrastinabile mettere a sistema le risorse esistenti, rafforzare la formazione specialistica, potenziare le reti territoriali e garantire una governance competente. Solo così si potrà assicurare a tutti i cittadini il diritto di accedere a cure palliative di qualità e sempre più precoci, come previsto dalle normative e dagli obiettivi del PNRR.
In questa Giornata Internazionale, non possiamo solo celebrare l’impegno degli infermieri, ma dobbiamo anche farci portavoce della loro silenziosa battaglia per garantire un’assistenza dignitosa a chi ne ha più bisogno. La carenza di questi professionisti non è solo un problema numerico, ma una ferita profonda nel tessuto della nostra società, che rischia di lasciare indietro chi è più fragile. È il momento di ascoltare il loro grido d’allarme e agire, perché le cure palliative non sono un lusso, ma un diritto umano fondamentale.
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