Gli infermieri italiani continuano a guardare oltre confine. Non per ambizione, ma sempre più spesso per necessità. A rilanciare il tema è il sindacato Nursing Up, che denuncia una forbice retributiva ormai difficilmente sostenibile tra l’Italia e altri Paesi.
Stipendi: il confronto che fa discutere.
I numeri parlano chiaro. In Svizzera, un infermiere può arrivare a guadagnare fino a 7.200 euro al mese, circa il 250% in più rispetto agli stipendi italiani, che spesso non superano i 2.000 euro. Anche in Canada le retribuzioni risultano decisamente più competitive, con salari che possono raggiungere i 5.100 euro mensili.
Una differenza che non riguarda solo il denaro, ma anche le condizioni di lavoro, le prospettive di carriera e il riconoscimento professionale.
Il fenomeno della “caccia” agli infermieri italiani.
Secondo quanto denunciato dal presidente del sindacato, Antonio De Palma, il fenomeno sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Non si tratta più soltanto di professionisti esperti: oggi anche gli studenti vengono intercettati già durante il percorso universitario.
In particolare, in Québec (Canada), attraverso il circuito europeo del lavoro, vengono offerte opportunità che includono:
- copertura delle spese di trasferimento;
- corsi di lingua;
- pratiche burocratiche semplificate;
- contratti già definiti prima della partenza.
Un sistema strutturato che rende l’emigrazione non solo attrattiva, ma anche semplice e immediata.
Un costo enorme per il sistema sanitario italiano.
Dietro ogni infermiere che lascia l’Italia c’è anche un costo economico rilevante. Secondo le stime di Crea Sanità, formare un professionista sanitario costa circa 30.000 euro.
Con circa 7.000 infermieri che emigrano ogni anno, la perdita per lo Stato supera i 200 milioni di euro annui. Un vero e proprio “paradosso”, come lo definisce Nursing Up: l’Italia forma professionisti altamente qualificati che poi vengono valorizzati altrove.
Le criticità: stipendi, diritti e riconoscimento.
Oltre alla questione salariale, il sindacato punta il dito su un’altra disparità: il mancato riconoscimento di alcuni benefici previdenziali. In particolare, il riscatto gratuito della laurea, previsto per alcune categorie come le Forze Armate, non è esteso ai professionisti sanitari.
Una situazione che alimenta un senso diffuso di ingiustizia e contribuisce alla perdita di attrattività della professione.
Il nodo del rinnovo contrattuale.
Il tema sarà centrale nel prossimo rinnovo del contratto del comparto sanità. Nursing Up chiede:
- un adeguamento significativo degli stipendi
- l’estensione dei benefici previdenziali
- un piano strutturale per trattenere i professionisti
Senza interventi concreti, il rischio è quello di un progressivo svuotamento del sistema sanitario.
Una sfida che riguarda tutti.
La fuga degli infermieri non è solo una questione sindacale. È un problema che incide direttamente sulla qualità dell’assistenza, sulla tenuta degli ospedali e sulla sicurezza dei pazienti.
Trattenere i professionisti non significa solo aumentare gli stipendi, ma restituire dignità, prospettive e riconoscimento a una professione che rappresenta uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale.
Il tempo delle analisi è finito. Ora servono scelte.
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