Una situazione allarmante si registra in Piemonte per quanto riguarda le iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica. Per l’anno accademico 2025/2026 sono rimasti scoperti circa 190 posti disponibili, un dato in peggioramento rispetto allo scorso anno, che evidenzia una crisi di attrattività profonda verso una professione strategica per il sistema sanitario.
Dati e contestualizzazione.
Gli atenei piemontesi mettono a disposizione complessivamente 1.176 posti tra le due università cittadine, ma al momento le iscrizioni non arrivano a coprirli, con un vuoto significativo che pesa sulle prospettive future del personale sanitario regionale.
Il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino, Ivan Bufalo, sottolinea che questi non sono numeri casuali ma il risultato di anni di appelli e richieste considerate insufficientemente accolte dalla politica regionale. Le promesse fatte finora non si sono tradotte in azioni concrete capaci di invertire la tendenza, e nemmeno le campagne di reclutamento sembrano avere impatto sul breve periodo.
Le ragioni della scarsa attrattività.
Secondo Bufalo, la principale causa di questo fenomeno è economica: le pessime condizioni di lavoro, la carenza di personale che aumenta stress e insoddisfazione, lo scarso riconoscimento delle carriere e una retribuzione considerata inadeguata rispetto alle competenze e responsabilità richieste, stanno scoraggiando fortemente i giovani dal scegliere la professione infermieristica.
Grazie a progetti di orientamento e formazione, l’Ordine sta cercando di valorizzare la professione, ma serve un investimento economico e politico strutturale, sia per invertire la rotta delle iscrizioni sia per garantire un futuro solido al Servizio Sanitario Nazionale piemontese.
La visione del sindacato.
Dal fronte sindacale, Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up, condivide la preoccupazione e sottolinea che il problema non è il numero chiuso o l’eccesso di candidati, ma la scarsa attrattività della professione infermieristica, spesso percepita come una scelta di “serie B” rispetto a Medicina o altre facoltà sanitarie.
Delli Carri chiede “l’avvio urgente di un confronto con la Regione per pianificare azioni concrete che restituiscano dignità e prestigio a una professione fondamentale per il sistema sanitario”.
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