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8 Mar 2026, Dom

Infermieri in Lombardia: perché il reclutamento dall’estero è solo un “cerotto” (e non la cura).

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Il Segretario Regionale FIALS Lombardia, Roberto Gentile, analizza le criticità del sistema sanitario regionale: “Senza una riforma strutturale su stipendi e carichi di lavoro, la fuga dei professionisti non si fermerà”.

La sanità lombarda si trova a un bivio. Da una parte, le dichiarazioni dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso riconoscono finalmente la gravità della carenza di personale; dall’altra, le soluzioni proposte sembrano ricalcare vecchi schemi che non hanno portato ai risultati sperati.

Il punto focale della questione è semplice ma drastico: la carenza di infermieri non si risolve con operazioni emergenziali o campagne di reclutamento internazionale. Il Servizio Sanitario deve tornare a essere attrattivo.

Il fallimento dei reclutamenti internazionali.

Negli anni passati, i programmi di reclutamento dal Sud America hanno mostrato il fiato corto. Come ammesso dalla stessa Regione, questi progetti hanno portato pochi infermieri a fronte di costi elevatissimi per intermediazioni e gestione organizzativa.

Riproporre oggi una strategia analoga senza agire sulle cause che spingono i professionisti a lasciare il sistema rischia di essere un inutile spreco di risorse. Il problema non è la provenienza dei colleghi, ma la tenuta del sistema lombardo.

La concorrenza europea: non restiamo indietro.

Mentre la Lombardia guarda all’estero, il resto d’Europa agisce sulla valorizzazione. Anche paesi come la Polonia stanno aumentando le retribuzioni e migliorando le condizioni di lavoro per trattenere il personale. In questo scenario, la Lombardia perde competitività su quattro fronti critici:

  • Stipendi: non più adeguati al costo della vita e alle responsabilità.
  • Carichi di lavoro: turni scoperti e stress organizzativo ai limiti della sopportazione.
  • Stabilità contrattuale: necessità di garanzie per il futuro dei giovani professionisti.
  • Percorsi di carriera: mancanza di una crescita professionale meritocratica.

Sanità Privata e nuove figure: il rischio confusione.

Un’altra ferita aperta riguarda il personale della sanità privata accreditata. Con contratti scaduti da anni e senza adeguamenti economici, si crea una disparità inaccettabile. Non è coerente potenziare il ruolo del privato senza garantire pari diritti e tutele rispetto al settore pubblico.

Inoltre, l’introduzione dell’assistente infermiere deve essere gestita con estrema cautela. Senza una definizione cristallina di competenze e responsabilità, il rischio è quello di generare caos organizzativo in un momento in cui il sistema ha invece bisogno di stabilità e certezze.

“La sanità lombarda non può essere governata per annunci. Senza investimenti strutturali e un confronto vero con i sindacati, nessuna riforma produrrà risultati duraturi.” — Roberto Gentile, Segretario Regionale FIALS Lombardia

Quali soluzioni?

Le linee guida indicate dalla Conferenza delle Regioni sono già sul tavolo e FIALS le ribadisce con forza:

  1. Valorizzazione economica immediata.
  2. Armonizzazione contrattuale tra pubblico e privato.
  3. Migliori condizioni di lavoro per ridurre il burnout.
  4. Rafforzamento delle relazioni sindacali per un confronto preventivo e reale.

Il futuro della salute dei cittadini lombardi non passa dalle agenzie di reclutamento, ma dal rispetto e dalla valorizzazione di chi, ogni giorno, garantisce le cure nei reparti e sul territorio.

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