Il futuro della sanità pubblica si gioca su due fronti caldi: l’attrattività della professione infermieristica e la riorganizzazione della medicina del territorio. Su entrambi i temi, il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale, ha lanciato messaggi chiari e proposte concrete, delineando una strategia che unisce il welfare di comunità alle rivendicazioni politiche nei confronti del governo centrale.
1. Case nelle ex caserme per fermare la “fuga degli infermieri”.
La carenza di personale infermieristico è una delle spine nel fianco del Servizio Sanitario Nazionale. Turni logoranti e stipendi non competitivi spingono molti professionisti a cambiare settore o a trasferirsi all’estero. A questo si aggiunge un ulteriore ostacolo materiale: il caro affitti, che rende proibitivo il trasferimento per i giovani vincitori di concorso nelle grandi città della regione.
Per contrastare questo fenomeno, De Pascale ha lanciato un’idea innovativa di welfare abitativo: riconvertire le ex caserme dismesse in alloggi a canone calmierato per il personale sanitario.
La proposta in sintesi:
- Obiettivo: Offrire soluzioni abitative dignitose e a costi accessibili per rendere i posti di lavoro in Emilia-Romagna attrattivi per i fuori sede.
- Beni coinvolti: Ex strutture militari o edifici pubblici inutilizzati presenti sul territorio.
- Il messaggio: Non basta fare i concorsi, bisogna creare le condizioni materiali affinché le persone possano accettare il lavoro e vivere stabilmente nella comunità.
2. Riforma Schillaci: “Il governo non vanifichi il modello Emilia-Romagna”.
Il secondo fronte aperto riguarda la riforma della medicina generale portata avanti dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, che mira a ridisegnare il ruolo dei medici di base.
L’Emilia-Romagna ha investito massicciamente negli ultimi anni sullo sviluppo delle Case della Comunità e sui CAU (Centri Assistenza Urgenza), strutture nate per sgravare i pronto soccorso e offrire una rete di assistenza territoriale integrata, dove medici di continuità assistenziale e medici di medicina generale lavorano in équipe.
De Pascale esprime forte preoccupazione per i contorni della riforma nazionale, chiedendo che non vengano smantellati i progressi regionali:
- Integrazione, non isolamento: I medici di base non devono tornare a lavorare in modalità isolata, ma essere parte integrante della rete territoriale.
- Salvaguardia degli investimenti: Le risorse e i modelli organizzativi già collaudati in Emilia-Romagna (e finanziati anche tramite PNRR) devono essere valorizzati, non cancellati da un approccio centralista.
- Autonomia e risorse: Viene chiesto al governo un finanziamento adeguato per il fondo sanitario nazionale, senza il quale qualsiasi riforma rischia di rimanere una scatola vuota.
Il quadro d’insieme: una sanità da difendere.
Le parole di De Pascale mettono in luce un concetto chiave: la sanità pubblica non si difende solo aumentando i posti nei corsi di laurea, ma curando chi cura. Da un lato, garantendo il diritto all’abitare a chi garantisce il diritto alla salute; dall’altro, blindando i modelli di medicina territoriale che si sono dimostrati efficaci per i cittadini. Resta ora da vedere come il Ministero risponderà a queste sollecitazioni e se il modello delle ex caserme diventerà presto realtà.
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