La questione degli infermieri conseguiti con titoli di studio esteri e la verifica delle loro competenze linguistiche rappresenta ormai da anni un tema di grande rilevanza per il sistema sanitario italiano. Durante l’emergenza Covid-19, per far fronte alla forte richiesta di personale sanitario, furono superate o semplificate molte procedure di riconoscimento e abilitazione, tra cui l’esame di conoscenza della lingua italiana per professionisti sanitari formati all’estero. Tuttavia, superata la fase emergenziale, non si è ancora proceduto a reintrodurre stabilmente l’obbligo dell’esame di italiano, creando così difficoltà e polemiche nei territori e nelle strutture sanitarie.
Il problema segnalato in Piemonte: infermieri senza conoscenza adeguata della lingua.
Uno scandalo emerso recentemente nell’Asl To4 del Piemonte ha portato all’attenzione pubblica una situazione di forte criticità: vi sarebbero professionisti infermieri provenienti da paesi esteri che non padroneggiavano la lingua italiana, pur lavorando all’interno di strutture sanitarie regionali. Secondo la denuncia di Ivan Bufalo, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Torino, la mancanza dell’esame di italiano obbligatorio, sospeso durante la pandemia e mai ripristinato a regime, ha permesso l’accesso a infermieri che non avevano una competenza linguistica adeguata per gestire la complessità del lavoro in Italia.
I titoli vengono presentati dai candidati nel loro paese d’origine, e a oggi, in Piemonte, si contano circa 1.800 infermieri con questo tipo di abilitazione che non sempre sono stati sottoposti a un controllo rigoroso della loro preparazione linguistica.
Implicazioni della carenza linguistica in ambito sanitario.
La conoscenza della lingua italiana non è solo una formalità, ma un requisito essenziale per la sicurezza e l’efficacia dell’assistenza. Un infermiere che non parla correttamente italiano rischia di incorrere in fraintendimenti con i pazienti, erronee somministrazioni di terapie o mancata comprensione delle procedure ospedaliere. Questo può ridurre la qualità delle cure e aumentare il rischio di errori clinici, con conseguenze anche legali.
Inoltre, dal punto di vista organizzativo, difficoltà linguistiche possono compromettere la comunicazione interna tra colleghi e con il personale medico, rallentando i processi e generando potenziali conflitti.
La posizione dell’OPI Torino e le proposte per il futuro.
Ivan Bufalo ha chiarito che il precedente sistema, che prevedeva un controllo più rigoroso e l’esame di lingua italiana per tutti gli infermieri formati all’estero, è stato sospeso durante l’emergenza Covid per accelerare l’ingresso di personale nel sistema sanitario. Tuttavia, ora ritiene necessario tornare alla normalità per tutelare sia i pazienti sia i professionisti italiani.
Tra le proposte vi è la richiesta esplicita di rendere permanente e vincolante l’esame di italiano per tutti gli infermieri con titoli stranieri che intendono lavorare in Italia, accompagnato da corsi di supporto linguistico e culturale per favorire un inserimento efficace nel contesto lavorativo italiano.
Sfide normative e pratiche.
Se da una parte la normativa europea riconosce la libera circolazione dei professionisti, dall’altra ogni Stato membro ha la responsabilità di garantire che chi esercita nel proprio territorio abbia le competenze necessarie, inclusa la lingua. In Italia, sono già previsti corsi e esami di lingua per medici e infermieri formati all’estero, ma la mancata reintroduzione post-Covid ha creato una lacuna importante.
Implementare controlli rigorosi e uniformi a livello nazionale richiede investimenti, coordinamento tra Asl e Ordini professionali, e procedure semplificate ma efficaci per non bloccare inutilmente l’ingresso di nuovo personale sanitario, specialmente in un contesto di carenza cronica di infermieri.
Il bilanciamento tra bisogno urgente di personale e garanzia di qualità e sicurezza è delicato. La vicenda in Piemonte è un campanello d’allarme sul rischio che la fretta durante l’emergenza abbia compromesso standard fondamentali per la tutela della salute pubblica. Ripristinare l’esame di italiano come requisito obbligatorio e investire in formazione linguistica per infermieri stranieri sono passi fondamentali per garantire professionalità e sicurezza in sanità.
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