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Ci sono notizie che ti si piantano nello stomaco. Non per sorpresa, ma per conferma: chi lavora come infermiere in Italia è sottovalutato, sia professionalmente sia economicamente.
Uno studio del Nursind è chiaro e impietoso. Negli ultimi 35 anni, gli stipendi degli infermieri hanno perso terreno. Un infermiere neoassunto oggi guadagna circa 10mila euro in meno rispetto a quanto avrebbe dovuto, mentre chi ha alle spalle una carriera intera, fino a 40 anni di servizio, arriva a perdere quasi 16mila euro l’anno in termini reali.
Il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, parla di “stipendi inaccettabilmente magri” e di un’erosione lunga decenni, figlia non solo di scelte politiche e finanziarie, ma anche di un sistema di contrattazione che ha appiattito le retribuzioni senza valorizzare merito e competenze.
Una professione sempre più complessa, un salario sempre più povero.
Chi lavora in corsia sa bene come gli ultimi decenni abbiano portato solo maggiore fatica: meno colleghi, più compiti e responsabilità, turni più duri e prolungati, ma stipendi che non tengono il passo con la realtà né con l’aumento del costo della vita.
Lo studio Nursind evidenzia come il passaggio da un sistema di livelli retributivi a un sistema più piatto di categorie e aree abbia ridotto drasticamente il divario tra le paghe più basse e quelle più alte: nel 1990 la differenza era del 70%, oggi è scesa intorno al 26%, azzerando di fatto la valorizzazione della professionalità più esperta.
Le indennità e le voci accessorie che componevano il salario sono state anch’esse ridotte significativamente: ad esempio, le ore di straordinario valgono oggi molto meno rispetto a prima, mentre alcune indennità giornaliere per servizi particolari sono diminuite sensibilmente.
Non è solo una questione di soldi, ma di dignità.
Dietro quei 16mila euro in meno ci sono storie di infermieri che rinunciano a corsi di formazione per mancanza di fondi, di giovani che scelgono di emigrare in altri Paesi dove la loro professione è riconosciuta e pagata meglio, di anziani operatori che soffrono l’ingiustizia di salari piatti nonostante anni di lavoro e responsabilità crescenti.
È un problema di dignità, di rispetto verso una professione essenziale per il sistema sanitario e la salute dei cittadini. Un sistema che continua a chiamare “eroi” gli infermieri solo in tempo di crisi, ma che li considera “costo da tagliare” appena passata l’emergenza.
Come ricorda Andrea Bottega, l’impoverimento strutturale dei salari è una delle ragioni principali della grave carenza di personale che oggi viviamo. Se non si valorizza chi si prende cura delle persone, il rischio è di ritrovarsi senza chi garantisce la salute pubblica.
La sfida oggi è chiara: ripensare il sistema di retribuzione e riconoscimento degli infermieri, garantendo salari equi, valorizzando le competenze e assicurando la sicurezza sul lavoro, per non perdere una categoria professionale così cruciale per la nostra sanità.

