Nel cuore della notte, quando la maggior parte delle persone dorme, c’è una porta che continua ad aprirsi e chiudersi senza sosta. È quella del pronto soccorso. E dietro quella porta, ogni volta, può esserci di tutto: un codice rosso, una paura improvvisa, una vita appesa a un filo.
A raccontare questa realtà è Nicola Toselli, infermiere in servizio presso il pronto soccorso dell’Ospedale Sant’Andrea, dove lavora dal 2016 dopo un’esperienza maturata anche al Policlinico San Martino.
L’imprevedibilità come routine.
“Non sappiamo mai chi ci troveremo davanti”. È questa la sintesi perfetta di un lavoro che si muove costantemente sul filo dell’imprevedibilità.
Un paziente con un semplice dolore addominale può rivelarsi un infarto in corso. Una crisi ipoglicemica può risolversi in pochi secondi. Un trauma può nascondere complicanze gravissime. In pronto soccorso, nulla è mai davvero come appare.
Ed è proprio qui che entra in gioco la competenza dell’infermiere: rapidità, lucidità e capacità di decisione devono convivere, anche dopo ore di turno e con il peso emotivo di interventi complessi appena affrontati.
La notte in corsia: ritmo serrato e concentrazione.
Il turno notturno inizia alle 19:45 e termina alle 7:15. Dodici ore in cui gli infermieri si alternano tra triage, sale visita e aree di osservazione.
Un flusso continuo di pazienti con problematiche tra le più diverse:
- emergenze cardiache
- urgenze neurologiche
- casi pediatrici
- politraumi da incidenti stradali
La vera sfida? Non è solo gestire il caso critico, ma mantenere lo stesso livello di attenzione anche per quello successivo.
“Ogni paziente merita il nostro cento per cento, sempre”, sottolinea Toselli. Una frase che racchiude il senso più profondo della professione.
Non solo tecnica: il peso delle emozioni.
Accanto alle competenze cliniche, c’è un’altra dimensione spesso invisibile ma fondamentale: quella relazionale.
Nel pronto soccorso non si curano solo i pazienti, ma anche le loro famiglie. Persone in attesa, spesso angosciate, che cercano risposte, rassicurazioni, speranza.
Spetta agli infermieri:
- comunicare con chiarezza
- gestire l’ansia dei familiari
- mantenere equilibrio anche nelle situazioni più tese
La parola chiave è assertività, accompagnata da empatia e rispetto.
Una professione esposta.
Quella dell’infermiere di pronto soccorso è una professione di frontiera. Non solo per la complessità clinica, ma anche per i rischi.
Il personale sanitario, infatti, è tra i più esposti ad aggressioni verbali e fisiche. Un fenomeno sempre più diffuso che mette a dura prova chi, ogni giorno, è chiamato a garantire assistenza senza fermarsi mai.
Eppure, nonostante tutto, questi professionisti continuano a esserci. Di notte, nei festivi, nei momenti più difficili.
Vocazione e responsabilità.
Quello raccontato da Toselli non è solo un lavoro, ma una scelta. Una vocazione che nasce dalla passione per l’urgenza e dalla consapevolezza di fare la differenza, spesso in pochi minuti.
Nel pronto soccorso non esistono pause emotive. Esiste solo il presente: quello in cui bisogna intervenire, decidere, agire.
E, soprattutto, esserci.
Perché, davvero, ogni paziente merita il 100%.
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