Si avvia verso le battute finali il processo a carico di un infermiere accusato di aver violentato una collega OSS all’interno di una casa di riposo del territorio. L’udienza odierna ha visto un momento centrale del dibattimento con la testimonianza dell’imputato, che ha ribadito la propria versione dei fatti negando ogni forma di violenza.
Secondo quanto dichiarato in aula, tra i due sarebbe nato un rapporto consensuale. L’infermiere ha sostenuto che la collega avrebbe manifestato fin da subito un interesse reciproco, parlando di un approccio confidenziale avviato anche tramite messaggi e contatti precedenti. Ha inoltre riferito che la donna, nei giorni precedenti ai fatti contestati, gli avrebbe raccontato aspetti della propria vita privata e mostrato contenuti di natura sessuale, circostanza che, secondo la sua versione, confermerebbe la consensualità del rapporto.
La vicenda, secondo la ricostruzione dell’imputato, sarebbe iniziata quando la donna avrebbe avuto difficoltà legate all’alloggio assegnato dalla struttura, risultando temporaneamente ospitata proprio nella casa dell’infermiere. In quel contesto, sempre secondo la difesa, si sarebbe sviluppata una relazione personale sfociata in un rapporto intimo.
Diversa la versione della parte offesa, una OSS da poco inserita nella struttura, che ha invece denunciato di aver subito una violenza sessuale. Il caso è arrivato all’attenzione dell’autorità giudiziaria e ha portato all’arresto domiciliare dell’infermiere subito dopo la denuncia.
Nel corso dell’udienza è stata ascoltata anche una collega della struttura, chiamata a riferire sui rapporti tra le parti e sul contesto lavorativo. È emerso che la donna avrebbe raggiunto la casa di riposo dopo aver conosciuto alcuni contatti attraverso un sito di incontri e grazie a segnalazioni lavorative informali.
Elemento centrale del dibattimento riguarda anche gli accertamenti sanitari effettuati dopo la denuncia. La dottoressa del Pronto Soccorso ginecologico dell’ospedale di Ospedale di Verduno ha riferito di aver eseguito rilievi e documentato segni sul corpo della donna, senza tuttavia esprimersi sulla compatibilità tra quanto riscontrato e una dinamica di violenza, precisando che tale valutazione spetta alla consulenza medico-legale.
Nel processo è stata inoltre acquisita la consulenza tecnica della difesa, secondo la quale i segni riscontrati non sarebbero compatibili con una violenza sessuale, ma piuttosto riconducibili ad altre cause, come ad esempio un rapporto consensuale.
Il dibattimento prosegue ora verso le fasi conclusive, con una ricostruzione dei fatti che resta profondamente contrapposta tra accusa e difesa. Sarà il tribunale a dover stabilire la verità processuale su una vicenda complessa, avvenuta in un contesto lavorativo delicato come quello dell’assistenza agli anziani.
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