C’è chi parla, chi osserva da lontano e chi, alla fine, firma e porta a casa i risultati. In Emilia-Romagna, sulla questione caldissima delle indennità di Pronto Soccorso, la differenza l’ha fatta ancora una volta la FIALS.
Dopo mesi di attese e trattative serrate, è arrivata la firma che cambia concretamente le buste paga dei professionisti sanitari: 19 milioni di euro sono stati finalmente sbloccati.
Arretrati pesanti: fino a 8.000 euro per lavoratore.
Non stiamo parlando di “mance”, ma di cifre che restituiscono dignità a chi opera in prima linea. Grazie all’azione determinata della FIALS, l’accordo prevede arretrati che oscillano tra i 5.000 e gli 8.000 euro per ogni singolo operatore.
A regime, le quote mensili saranno strutturate in base alla professione, con importi che arrivano a:
- 340 € mensili;
- 300 € mensili;
- 260 € mensili.
Chi rientra nell’accordo?
Il raggio d’azione di questa vittoria è ampio e tocca il cuore dell’emergenza-urgenza regionale. L’indennità riguarda:
- Pronto Soccorso e Centrali Operative 118;
- CAU (Centri Assistenza Urgenza) e Punti di Primo Intervento;
- …e la trattativa non si ferma qui: altri reparti saranno inseriti nei prossimi tavoli negoziali.
La solitudine del sindacato che firma.
C’è un dato politico che non può passare inosservato. Mentre la FIALS era seduta al tavolo a lottare per ogni singolo euro, il panorama sindacale offriva uno spettacolo singolare: CGIL e UIL erano assenti, mentre il Nursind ha scelto di non firmare.
Scelte diverse, certo, ma con un unico risultato pratico: lasciare la FIALS sola a difendere il portafoglio e i diritti dei lavoratori.
“La verità è una sola: noi abbiamo avuto il coraggio di negoziare davvero e abbiamo portato risorse vere nelle tasche dei professionisti. Gli altri possono continuare a commentare da fuori, noi preferiamo i fatti.”
Più soldi, più diritti, più rispetto.
Questa firma non è un punto d’arrivo, ma la conferma di una linea sindacale chiara. La FIALS Emilia-Romagna continua a muoversi su un binario preciso: meno ideologia e più pragmatismo. Perché il rispetto per chi lavora in sanità passa anche, inevitabilmente, da un riconoscimento economico adeguato ai sacrifici fatti ogni giorno in corsia.
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