In Piemonte cresce il numero degli infermieri, ma non abbastanza da colmare la carenza strutturale di personale sanitario. Secondo i dati diffusi dalla Regione, l’obiettivo fissato tre anni fa prevedeva l’assunzione di 692 nuovi professionisti entro il triennio, ma l’incremento effettivo si è fermato a 393 unità, pari a poco più della metà del traguardo previsto.
Si tratta comunque di un aumento del 2% rispetto al 2023, un dato positivo ma insufficiente per rispondere alle reali esigenze del sistema sanitario regionale, soprattutto nei reparti più delicati.
Crescita insufficiente rispetto ai fabbisogni.
L’aumento registrato rappresenta un segnale incoraggiante, ma non basta a compensare la carenza di personale che continua a pesare sugli ospedali piemontesi.
Il mancato raggiungimento degli obiettivi di reclutamento evidenzia le difficoltà ancora presenti nell’attrarre e trattenere infermieri in un contesto lavorativo sempre più complesso, segnato da carichi elevati, pensionamenti e scarsa attrattività della professione.
A lanciare l’allarme sono i sindacati, che denunciano criticità persistenti soprattutto in alcuni settori chiave dell’assistenza.
Pronto soccorso, neurologia e psichiatria i reparti più in sofferenza.
Le maggiori difficoltà si registrano nei Pronto Soccorso e nei reparti di neurologia e psichiatria, aree dove la carenza di infermieri continua a incidere pesantemente sulla qualità dell’assistenza e sulle condizioni di lavoro del personale.
A sottolinearlo è Francesco Coppolella, segretario regionale del NurSind, che evidenzia come il miglioramento numerico non sia sufficiente a risolvere le criticità operative quotidiane.
Anche Chiara Rivetti, segretaria regionale di Anaao Assomed, conferma che la situazione resta delicata, con ripercussioni evidenti sull’organizzazione dei servizi.
La carenza infermieristica resta una priorità.
Il dato piemontese riflette una problematica nazionale: gli infermieri aumentano, ma non al ritmo necessario per colmare i vuoti di organico.
Le difficoltà di reclutamento sono legate a diversi fattori: stipendi poco competitivi, condizioni di lavoro usuranti, scarso riconoscimento professionale e crescente fuga verso il settore privato o verso l’estero.
Questo rallentamento nel potenziamento degli organici rischia di compromettere l’efficienza del sistema sanitario, soprattutto nei reparti a maggiore intensità assistenziale.
Il rischio di una pressione crescente sugli operatori.
Se da un lato l’aumento di personale rappresenta un passo avanti, dall’altro il mancato raggiungimento degli obiettivi mantiene elevata la pressione sugli infermieri già in servizio.
Turni pesanti, straordinari e maggiore esposizione allo stress continuano a caratterizzare il lavoro quotidiano degli operatori sanitari, con possibili ripercussioni sia sul benessere del personale sia sulla qualità delle cure offerte ai cittadini.
Per i sindacati, senza un piano strutturale di valorizzazione economica e professionale, la sola programmazione numerica non sarà sufficiente a invertire la tendenza.
Servono investimenti e programmazione reale.
La situazione del Piemonte dimostra che, nonostante gli sforzi, il rafforzamento degli organici infermieristici procede troppo lentamente rispetto ai bisogni reali della sanità pubblica.
Per affrontare davvero l’emergenza servono investimenti concreti, migliori condizioni di lavoro e una programmazione capace di rendere la professione infermieristica più attrattiva.
Senza queste condizioni, anche gli aumenti registrati rischiano di rivelarsi insufficienti di fronte a una domanda assistenziale sempre più complessa.
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