Condividi contenuto
Il momento del passaggio di consegne non è una semplice formalità burocratica o un momento di “pausa” tra un turno e l’altro. È, a tutti gli effetti, uno dei pilastri fondamentali della continuità assistenziale.
Tuttavia, è anche uno dei momenti più critici: quando la comunicazione fallisce, la sicurezza del paziente è a rischio.
Il problema: quando la comunicazione diventa un rischio.
La letteratura scientifica internazionale parla chiaro: una percentuale allarmante di eventi avversi in ambito sanitario è riconducibile proprio a una comunicazione inefficace tra professionisti.
Informazioni perse, dati trascritti male o incomprensioni verbali possono trasformarsi in errori terapeutici o assistenziali. In un contesto frenetico come quello ospedaliero, affidarsi alla memoria o a metodi non strutturati non è più sufficiente.
La soluzione: standardizzare per proteggere.
Come possiamo ridurre questo rischio? La risposta risiede nell’introduzione di strumenti standardizzati per la trasmissione delle informazioni.
L’adozione di un metodo condiviso e strutturato non solo organizza il flusso di informazioni, ma funge da checklist mentale che assicura che nessun dato vitale venga omesso.
Lo studio: i benefici tangibili.
Sulla rivista “L’Infermiere”, abbiamo pubblicato un interessante studio che analizza proprio l’impatto dell’introduzione di uno strumento standardizzato per il passaggio di consegne.
I risultati evidenziano un miglioramento significativo su due fronti:
- Chi eroga la consegna: percepisce una maggiore sicurezza nel trasferire le informazioni critiche.
- Chi riceve la consegna: riporta una percezione nettamente migliore riguardo la corretta identificazione del paziente e dei suoi bisogni.
Standardizzare significa, in definitiva, parlare la stessa lingua per garantire che al centro del processo rimanga sempre la persona assistita.
Leggi lo studio completo.
Vuoi approfondire i dati e capire come implementare queste migliorie nella tua pratica clinica?
Leggi l’articolo completo sulla rivista FNOPI:
Vai allo studio su “L’Infermiere”

