Il piano di Bertolaso per reclutare personale all’estero sbatte contro il muro degli stipendi: dal Sud America non convengono i rischi del viaggio per un guadagno minimo. Mentre il Nord Europa e la Svizzera continuano a svuotare le nostre corsie, Palazzo Pirelli cerca nuovi bacini in Uzbekistan.
MILANO – 10 Febbraio 2026. L’obiettivo è scolpito nella roccia del Welfare lombardo: 3.500 nuovi infermieri entro il 2027. Un esercito di professionisti necessario per tenere in piedi un sistema che barcolla sotto il peso di liste d’attesa chilometriche e carichi di lavoro diventati insostenibili. Ma il piano di reclutamento internazionale, fiore all’occhiello della strategia dell’assessore Guido Bertolaso, sta incontrando ostacoli imprevisti proprio sul terreno più scivoloso: quello del portafoglio.
La “lezione” del Sud America: il 30% non vale l’Atlantico.
La campagna di reclutamento oltreoceano si è scontrata con un calcolo di convenienza brutale quanto onesto. “Gli stipendi dell’America Latina sono inferiori del 30% rispetto a quelli che garantiamo noi in Italia”, ha ammesso Bertolaso durante la seduta straordinaria in Consiglio Regionale. “Ma per una differenza del 30%, nessuno attraversa l’oceano per vivere da solo in condizioni diverse da casa propria”.
In un mondo dove la mobilità professionale è globale, l’Italia scopre di non essere più la “Terra Promessa”. Se per un infermiere cileno o argentino il salto economico verso l’Italia è considerato troppo esiguo rispetto allo sradicamento culturale, per gli infermieri italiani il salto verso la Svizzera o il Nord Europa resta invece un’opzione irresistibile, grazie a retribuzioni che spesso raddoppiano quelle nazionali a parità di stress.
Da Samarcanda con speranza: la nuova rotta uzbeka.
Fallito (o quasi) il fronte sudamericano, la bussola di Palazzo Pirelli si sposta verso Oriente. L’ultima frontiera è l’Uzbekistan: sono circa 200 i professionisti attesi da Samarcanda e dintorni. L’obiettivo dichiarato è ora cercare “realtà dove dal punto di vista economico sia più interessante venire a lavorare in Italia”. Un inseguimento al ribasso che solleva dubbi sulla tenuta a lungo termine di questa strategia: quanto tempo passerà prima che anche i professionisti uzbeki guardino oltre il confine italiano verso mete più remunerative?
Liste d’attesa: la scommessa dei medici “stakanovisti”.
Mentre si cercano infermieri nel mondo, la Lombardia deve dare risposte ai cittadini rimasti intrappolati nelle liste d’attesa. La promessa di Bertolaso è ambiziosa: garantire le prestazioni nei tempi di legge entro la fine dell’anno.
La ricetta? Due ingredienti principali:
- Prestazioni aggiuntive senza tetto: “Se un medico è disponibile a fare 20 visite invece di 10, oggi abbiamo le risorse per pagargli ogni singola prestazione”, ha spiegato l’assessore. In pratica, si punta sulla disponibilità dei medici già in servizio a lavorare di più.
- CUP Unico e semplificazione: Un unico portale di prenotazione per dire addio alla giungla di modalità diverse che oggi scoraggiano l’utenza.
Il muro delle opposizioni: “Vuoi curarti? Paga!”.
Il clima fuori e dentro Palazzo Pirelli resta però infuocato. Le opposizioni (Pd, M5S, Patto Civico, AVS e Italia Viva) si sono schierate in un presidio di protesta denunciando quello che definiscono il “ricatto della destra”.
“In Lombardia molti cittadini per farsi curare devono pagare, alimentando il business della grande sanità privata”, ha tuonato Pierfrancesco Majorino (Pd). La critica è netta: la sanità territoriale è lasciata a se stessa, i medici di base sono sepolti dalla burocrazia e il rapporto pubblico-privato sta creando disparità sociali profonde. Durante la seduta, la maggioranza ha respinto in blocco le 13 proposte delle minoranze, confermando la linea attuale: il modello Lombardia non cambia, ma si sposta solo un po’ più in là geograficamente.
Un sistema in apnea.
La sfida dei 3.500 infermieri è il simbolo di una sanità che sta cercando ossigeno ovunque possa trovarlo. Ma tra la “fuga verso la Svizzera” degli italiani e la “scarsa attrattività” per i sudamericani, il rischio è che il sistema resti in apnea ancora a lungo. Entro la fine del 2026 sapremo se le liste d’attesa saranno un ricordo o se la profezia delle opposizioni — una sanità solo per chi può pagare — sarà diventata la realtà definitiva.
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