contatore visite gratuito
Ultime notizie!
8 Mar 2026, Dom

Il “medico ubiquo”: lavorava in due ospedali contemporaneamente. Condannato dalla Corte dei Conti.

Condividi contenuto

Ascolta l'articolo

Un caso incredibile tra Parma e Cremona: un medico risultava in servizio nello stesso momento sia in carcere che in ospedale. Ora dovrà risarcire oltre 117.000 euro.

​Il dono dell’ubiquità non appartiene alla medicina, ma alla cronaca giudiziaria di questi giorni. La Corte dei Conti ha emesso una sentenza esemplare nei confronti di un medico che, per mesi, ha percepito doppi stipendi dichiarando presenze simultanee in due diverse strutture sanitarie: l’Ausl di Parma e l’Asst di Cremona.

​Una doppia vita professionale tra corsie e penitenziario.

​Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza, iniziate nel 2024, il professionista manteneva un equilibrio impossibile:

  • A Cremona: era titolare di un contratto a tempo pieno (38 ore settimanali) presso l’ospedale di Casalmaggiore.
  • A Parma: svolgeva attività in convenzione presso l’istituto penitenziario della città.

​Il problema? Gli orari si sovrapponevano. Analizzando i cedolini e i registri delle presenze tra il 1° gennaio 2023 e il 30 giugno 2024, i giudici hanno scoperto che il dottore risultava fisicamente presente in entrambi i luoghi durante le stesse ore di alcuni giorni.

​Il verdetto: un risarcimento pesantissimo.

​La magistratura contabile non ha usato mezzi termini, parlando apertamente di una condotta illegittima che ha danneggiato le casse pubbliche e l’immagine della sanità. Il conto presentato al medico è salatissimo:

  • 117.000 euro di danno complessivo stimato.
  • 52.445 euro di danno patrimoniale diretto all’Ausl di Parma.
  • Oltre 5.200 euro per danno all’immagine.
  • ​Circa 65.000 euro sono già stati recuperati, ma il medico dovrà versarne altri 59.000 tra somme residue, interessi e spese legali.

“Il dottore dichiarava molte più ore rispetto a quelle effettivamente registrate dai rilevatori dell’istituto penitenziario”, si legge nella sentenza. In pratica, i “cartellini” compilati a mano non coincidevano con le marcature elettroniche dei terminali.

​Non solo soldi: c’è anche il risvolto penale.

​Oltre alla mazzata economica della Corte dei Conti, la posizione del medico resta al vaglio della Procura della Repubblica di Parma. L’indagine penale procede infatti per le ipotesi di truffa e falsità ideologica.

​A peggiorare la situazione è stata la testimonianza del direttore dell’azienda sanitaria di Cremona, il quale ha confermato ai giudici che il medico non aveva mai richiesto né ottenuto l’autorizzazione necessaria per svolgere attività extra-professionali o convenzioni con altre amministrazioni.

Autore