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7 Mar 2026, Sab

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In Trentino, recentemente, è emerso un dibattito acceso sul ruolo che i medici dovrebbero avere nelle equipe infermieristiche. Secondo alcune dichiarazioni, i medici avrebbero l’intenzione di assumere un ruolo di leader che “comanda” le équipe infermieristiche anche negli ospedali di comunità e nelle strutture intermedie. Ma è davvero questo il modello da seguire nel 2025?

La realtà normativa e professionale è ben diversa. Negli ultimi trent’anni, con leggi come il D.M. 739/1994 e le Leggi 42 e 251 del 1999 e 2000, la professione infermieristica ha conquistato piena autonomia e competenze che non si limitano a eseguire ordini medici. L’infermiere non è un semplice esecutore, né tanto meno un subordinato che deve “ubbidire” al medico.

Credere che il medico debba “comandare” l’infermiere significa ignorare un cambiamento fondamentale nei rapporti tra professionisti sanitari. Non si tratta di un salto avanti, ma di un passo indietro di trenta anni, che disconosce il valore collaborativo e integrato della sanità moderna.

Inoltre, pensare al “leader che comanda” è un’idea superata anche fuori dalla medicina, come dimostrano gli studi comportamentali sugli animali. La leadership, infatti, non si impone con il comando, ma si guadagna con il rispetto, la competenza e la capacità di guidare insieme verso un obiettivo comune.

Gli infermieri hanno certamente bisogno di una guida, ma una guida che sia un vero leader, non un “capobranco” che ordina senza ascolto. Questa guida va scelta insieme in base ai bisogni degli assistiti e nel rispetto delle professionalità, spesso con una leadership monoprofessionale infermieristica.

La collaborazione tra medico e infermiere deve essere basata sulla fiducia reciproca, il rispetto dei ruoli e la condivisione del fine unico di curare e tutelare la salute del paziente. Solo così si costruisce un’équipe efficace e motivata, capace di rispondere alle sfide della sanità contemporanea.

In conclusione, è importante ribadire che un buon medico non comanda, ma ascolta, collabora e riconosce il valore di chi, con pari responsabilità, contribuisce alla cura della persona.

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