Il sistema sanitario pubblico italiano ha rappresentato per lungo tempo uno dei pilastri fondamentali della nazione. Tuttavia, negli ultimi anni si è osservato un progressivo deterioramento dovuto a carenze di risorse di diversa natura, in particolare di personale, elemento essenziale per il corretto funzionamento dell’intero sistema. Tale problematica non è stata adeguatamente compresa né dalla politica né dalle altre istituzioni, fino a determinare l’accorpamento o addirittura la chiusura di alcuni servizi. In questo contesto, le principali categorie professionali operanti nel settore sanitario, quali medici e infermieri, dovrebbero assumersi una parte di responsabilità. In una democrazia le responsabilità sono sempre condivise tra istituzioni, cittadini e categorie professionali. Se da un lato la gestione politica del sistema sanitario ha evidenziato significative lacune, dall’altro le categorie professionali non sono riuscite a esercitare un’influenza sufficiente negli ultimi anni. È inoltre importante sottolineare che da alcuni anni la crisi del personale si sta aggravando non solo tra i medici, ma anche tra gli infermieri; per quanto riguarda il settore medico la situazione risulta estremamente critica, caratterizzata dalla carenza di medici di base, medici della guardia medica e dal servizio di emergenza-urgenza 118 sempre più spesso privo di ambulanze medicalizzate; molti medici, infatti, rifiutano la copertura della medicina d’urgenza ed emergenza. Parallelamente, gli infermieri impegnati nel sistema di emergenza urgenza devono sopperire anche all’assistenza infermieristica di base, come la sostituzione dei cateteri e altre procedure fondamentali. È assai insolito che un sistema di emergenza e urgenza debba occuparsi anche di assistenza infermieristica di base, impiegando così un’ambulanza che in quel momento potrebbe essere necessaria per interventi relativi a incidenti stradali, traumi o eventi cardiovascolari.
Garantire cure adeguate, tempestive e universalmente accessibili implica il riconoscimento della salute non come un privilegio, ma quale diritto fondamentale sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Tuttavia, la progressiva riduzione dei servizi, la chiusura di presidi territoriali, l’allungamento delle liste d’attesa e la carenza di personale stanno determinando profonde disuguaglianze tra i cittadini, aggravate dalla distanza geografica e dalle condizioni socio-economiche. In molte aree periferiche o interne del Paese, l’accesso alle cure si configura come un percorso ostacolato che colpisce in modo particolare anziani, persone fragili e famiglie già vulnerabili. Di conseguenza, anche il sistema di emergenza-urgenza viene frequentemente utilizzato per prestazioni non appropriate. Inoltre, in alcune zone territoriali i pronto soccorso rappresentano le uniche porte d’ingresso al sistema sanitario e si trasformano in strutture sovraffollate nelle quali l’accesso comporta spesso una perdita della dignità personale. Il numero insufficiente di operatori sanitari non riesce a gestire efficacemente il flusso quotidiano di pazienti, causando frequenti blocchi delle ambulanze dovuti alla carenza di posti letto disponibili. In diverse regioni, la chiusura di numerose strutture ospedaliere ha contribuito ad aggravare significativamente questa situazione critica.
Questa situazione, che ormai è diventata parte della quotidianità, rischia di ridurre anche la solidarietà a un principio astratto, evocato nei discorsi, ma raramente tradotto in scelte concrete e durature. Eppure, una nazione o una comunità si misura proprio nella capacità di prendersi cura dei suoi membri più vulnerabili, riconoscendo nella fragilità non un peso, ma una responsabilità condivisa. Bisogna necessariamente rimettere al centro la sanità e riaffermare il valore della vita in ogni sua fase e condizione. Investendo di più sul personale, sostenendo e valorizzando gli operatori sanitari e rafforzando la medicina di prossimità, solo così si potrà restituire dignità a un sistema che non può essere guidato esclusivamente da criteri numerici. La salute è relazione, fiducia, continuità; è il luogo in cui si manifesta, in modo concreto, il rispetto per la persona. Solo così la tutela della vita e della dignità umana potrà tornare a essere un principio vissuto e non soltanto proclamato.
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