Gentile Direttore,
oggi più che mai la situazione del personale infermieristico in Italia appare come una sorta di “avanzata di Lanzichenecchi” moderni: infermieri provenienti da Bulgaria, Albania, Romania, Venezuela, Cile e altri paesi si stanno insediando numerosi nelle regioni del Nord, attratti dagli stipendi italiani che consentono loro di investire nei rispettivi Paesi di origine, acquistando proprietà che da noi sono ormai inaccessibili (un appartamento di 80-90 metri quadrati in Romania costa circa 50.000 euro).
È innegabile che molti di questi professionisti siano competenti e preparati, ma il fenomeno desta preoccupazione, soprattutto in relazione ai giovani infermieri italiani che si vedono sottrarre opportunità di lavoro. Ciò che stupisce è che, nonostante la necessità di personale sanitario sia nota e che si importino professionisti dall’estero, il numero di accessi ai corsi di formazione infermieristica rimanga rigidamente limitato e chiuso. Come mai? Si tratta forse di disinformazione, scelte politiche errate o di un mistero ancora tutto da svelare?
Personalmente ho rinunciato al diritto di voto da oltre vent’anni, perché ritengo che ormai poco possa cambiare con le scelte elettorali. La situazione appare quasi un gioco al “Rischiatutto”, dove si deve azzardare una scelta senza avere reali certezze sul risultato.
Sono convinto che esista una soluzione economica e praticabile per questo problema, ma temo che sia al momento preclusa da interessi e logiche difficili da superare.
Ringrazio per lo spazio e la possibilità di condividere queste riflessioni, nella speranza che se ne possa aprire un dibattito costruttivo per il futuro della nostra professione.
Cordiali saluti,
Matteo Vasallucci, infermiere
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