tripofobia
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Tripofobia: cosa significa? Quali sono le possibili cause? Quali sono i sintomi? Trattamento e cura della paura dei buchi.

Con il termine Tripofobia si intende la paura dei buchi o per essere più specifici, dei fori piccoli e profondi ravvicinati fra loro.

Esempi di questi “buchi” sono:

  • Alveari;
  • Spugne;
  • Formaggio con i buchi;
  • Cioccolato areato (ovvero con le bolle);
  • Fori nei mattoni;
  • Coralli;
  • Follicoli della pelle;
  • Bolle di sapone;
  • Soffioni della doccia;
  • Fragole e Melograne.

Sintomi.

Di fronte alla visione dello stimolo fobico, la persona tripofobica potrebbe avvertire i seguenti sintomi:

  • forte disagio;
  • ansia;
  • tachicardia;
  • nausea e disgusto;
  • panico;
  • brividi.

La sintomatologia risulta accentuata in caso da questi fori fuoriesca o entri qualcosa (come le api, nel caso dell’alverare).

Cause.

Secondo alcuni studi scientifici, la tripofobia deriverebbe da un reazione di difesa inconscia ed istintiva, ereditata dai nostri antenati, nei confronti di pattern presenti sul corpo di alcuni animali velenosi (come i serpenti) o di cavità in natura che possono nascondere un pericolo (es. nidi degli imenotteri).

Altre ricerche sostengono, invece, che la tripofobia sia correlata alla repulsione nei confronti delle malattie infettive e dei parassiti.

Diagnosi.

Non sono ancora stati definiti i criteri per l’elaborazione di una diagnosi.

Oltretutto la Tripofobia non è una patologia psichiatrica ufficialmente riconosciuta e, come tale, non compare nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM; fonte my-personaltrainer.it).

Trattamento e cura.

Come per tutte le fobie, la terapia non porta necessariamente all’estinzione della paura seppur può certamente migliorare le sue manifestazioni.

Per il trattamento si è soliti ricorrere alle tecniche di esposizione e desensibilizzazione, alla terapia cognitivo-comportamentale e ad alcune tecniche di rilassamento (quali ad esempio lo yoga).

Rispetto alla farmacologia, I farmaci che vengono solitamente indicati sono le benzodiazepine, i betabloccanti, gli antidepressivi triciclici, gli antidepressivi SSRI e gli inibitori delle monoamino-ossidasi (MAOI).

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