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venerdì, Settembre 24, 2021
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Operatori Socio Sanitari: occorre imparare a lavorare per obiettivi.

Gli OSS devono imparare a lavorare per obiettivi. Ecco come bisogna muoversi per soddisfare i bisogni primari di una persona.

L’Operatore Socio Sanitario (OSS) si occupa del soddisfacimento dei bisogni primari di una persona, volti a garantire l’indipendenza e il soddisfacimento dell’assistito, applicando un metodo specifico in base al problema da gestire. La parola metodo deriva dal greco “meta” “hodos”, e significa percorso da seguire.

IL PROCESSO DI ASSISTENZA INFERMIERISTICA (NURSING)

La Pianificazione Assistenziale e il ruolo fondamentale dell’Infermiere e dell’Infermiere Pediatrico.

L’OSS è inteso dalla legge italiana come personale di supporto all’Infermiere. Per questo, pur non essendone l’attore principale, rientra nelle more del Processo di Assistenza Infermieristica.

Il processo di assistenza infermieristica, attraverso precise fasi mira alla risoluzione dei problemi dell’assistito, basandosi sulle abilità di problem solving del personale competente. Le fasi del processo nursing sono:

Accertamento.

Consiste nella formulazione e raccolta dei dati relativi allo stato di salute del paziente, considerando anche i fattori fisici, mentali ed emotivi che possono contribuire ad alterarlo. È una fase indispensabile in quanto proprio in base ai dati raccolti si può formulare una diagnosi e identificare il problema.

La raccolta dei dati viene formulata all’accettazione e richiede un’osservazione sistematica e un’interpretazione corretta dei dati; importanti ai fini diagnostici sono le fonti di documentazione dei dati: la fonte primaria è il paziente, le fonti secondarie sono la famiglia e le precedenti documentazioni sanitarie che danno notizie sullo stato di salute passato;

i metodi usati per la raccolta dei dati sono:

  1. OSSERVAZIONE: L’osservazione deve essere sistematica, ovvero l’infermiere e l’oss devono guardare ed esaminare il paziente con attenzione in modo da rilevare dei cambiamenti nel suo stato di salute, e modificare il piano i assistenza.
  2. COLLOQUIO-INTERVISTA: è il complemento dell’osservazione diretta; può essere di vario tipo:
  • Formalizzato: quando si formulano le domande in base ad una scheda;
  • Guidato: quando si formulano domande specifiche per veicolare le risposte del paziente;
  • Libero: quando l’argomentazione è più ampia.

Per completare la raccolta dei dati si consultano anche le documentazioni già esistenti sullo stato di salute del paziente. In seguito saranno gli esami e le diagnosi ad approfondire quanto emerso dall’esame fisico e dal colloquio.

Per questo si distingue:

  • ACCERTAMENTO INIZIALE: che permette di formulare una diagnosi provvisoria in modo da restringere il campo delle possibilità;
  • ACCERTAMENTO SUCCESSIVO MIRATO: che permette di verificare quanto stabilito dalla precedente diagnosi e raccogliere altri dati.

L’OSS nella fase di accertamento deve:

  1. Osservare e collaborare alla rilevazione dei dati;
  2. Supporta l’infermiere nella diagnosi e somministrazione terapeutica;
  3. Collabora all’attuazione di interventi assistenziali.

I dati che si devono raccogliere al momento dell’accertamento sono dunque:

  1. Lo stato di salute attuale e passato del paziente;
  2. Come il paziente si è adattato alla malattia (allostasi);
  3. Come risponde alle terapie;
  4. I possibili rischi;
  5. Le risorse e i limiti del paziente in termini di ripresa.

Tutti i dati raccolti convergono nel piano di assistenza.

La diagnosi: identificazione dei problemi.

La parola diagnosi ha origine greca e significa “conoscenza attraverso i segni, il significato delle cose”. Quindi è quella fase del processo infermieristico che permette di dare un nome al problema; attraverso l’analisi dei dati raccolti nella fase di accertamento si può pianificare l’assistenza infermieristica, che ha come obiettivo la soluzione del problema del paziente.

Identificazione degli obiettivi e Pianificazione Assistenziale.

L’identificazione degli obiettivi consiste nella registrazione dei progressi del paziente attraverso una serie di parametri comportamentali e temporali (in che modo e in quanto tempo il paziente ha registrato quel progresso).

Gli obiettivi sono a breve termine quando il risultato è atteso in poco tempo, a lungo termine quando al contrario è atteso nell’arco di settimane o mesi; indispensabile nella programmazione degli obiettivi è il coinvolgimento del paziente, poiché egli è il centro del piano di assistenza.

Ciò richiede nel personale infermieristico e socio-sanitario non solo abilità tecniche, ma anche educative e relazionali. In base alle risorse/limiti dell’assistito, rilevati durante l’accertamento si può proseguire alla pianificazione degli interventi assistenziali, che devono essere: realistici, coerenti col problema identificato, regolati in base alle possibilità di attuazione del paziente, basati su precise conoscenze.

Nella prescrizione di tali obiettivi l’infermiere deve indicare: il dove, il quando e il come dell’intervento.

Attuazione.

Nell’attuazione del piano di assistenza l’infermiere deve:

  • Verificare nel percorso assistenziale se gli obiettivi prefissati sono appropriati alle risorse del paziente;
  • Modificare il piano assistenziale se si registrano variazioni;
  • Sollecitare l’intervento di altre figure professionali, se necessario.

Valutazione.

In questa fase devono essere valutati gli obiettivi raggiunti dal paziente in base al piano di assistenza. In particolare si deve valutare:

  • Quali sono i progressi del paziente;
  • Quali sono le sue nuove necessità;
  • Le eventuali modifiche da apportare al piano di assistenza in base al nuovo stato di salute raggiunto dal paziente.

Metodologia del lavoro socio-assistenziale.

L’obiettivo delle strutture socio-sanitarie è quello di tutelare la salute della persona, in particolare di prendersi cura della persona non autosufficiente, in modo da garantire il soddisfacimento dei bisogni primari.

Definizione: la persona non autosufficiente è colui che ha perso la capacità di autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane, quindi una perdita dell’autonomia causata da uno squilibrio tra i vari parametri di salute fisica, mentale e l’ambiente.

Gli obiettivi dell’assistenza socio sanitaria saranno quindi:

  • Ottenere il massimo recupero della funzionalità del paziente e puntare al suo reinserimento nel contesto familiare e sociale;
  • Contrastare la velocità del peggioramento (si pensi alle malattie degenerative);
  • Impedire che il paziente venga isolato o emarginato;
  • Somministrare una cura idonea alle malattie che possono aggiungersi al suo stato patologico;
  • Garantire il ricovero di anziani non autosufficienti;
  • Garantire le cure anche dopo le dimissioni;
  • Garantire cure a domicilio.

Una buona struttura socio-sanitaria e socio-assistenziale si basa su determinati parametri, quali:

  • Centralità del paziente;
  • Attenzione a tutte le fasi del processo di assistenza-riabilitazione;
  • Lavoro di gruppo;
  • Importanza della cultura;
  • Uso degli strumenti di lavoro più efficaci per ottenere un servizio di qualità.

Le modalità di assistenza erogate a beneficio del paziente vengono comunicate attraverso progetti individuali.

Il Progetto Assistenziale Individualizzato (PAI).

Il progetto scaturisce dall’insieme delle risorse umane e materiali che permettono di conseguire un risultato in un determinato arco temporale.

Il PAI è un progetto assistenziale che si basa sui bisogni della persona, al cui soddisfacimento coopera tutta l’equipe della struttura socio-assistenziale; permette la pianificazione degli interventi sanitari, sociali e assistenziali da mettere in pratica e di prevedere i tempi di attuazione entro i quali devono verificarsi i risultati.

Per poter formulare questo progetto è necessario che l’equipe individui il problema/bisogno della persona e in base a questi e alle risorse/limiti del paziente prefissare degli obiettivi a breve e lungo termine.

Gli obiettivi si riferiscono alla prevenzione del peggioramento dello stato di salute del paziente.

Il PAI viene formalizzato circa 15 gg dopo il ricovero del paziente; a esso si allega un altro documento in cui vengono registrate le attività sanitarie, sociali ed educative che segue il paziente quotidianamente: IL PIANO DI LAVORO INDIVIDUALIZZATO (PLI).

Il lavoro d’equipe.

Definizione: per equipe si intende un gruppo di lavoro composto da diverse figure professionali, in cui ciascuno esercita la propria competenza.

Il lavoro di equipe per risultare efficace e di qualità nell’erogazione dell’assistenza deve richiamarsi ai principi di integrazione e interdipendenza, ovvero le varie figure professionali che ne fanno parte non svolgono il proprio ruolo in maniera indipendente le une dalle altre, ma sempre in relazione tra loro, poiché unico è l’obiettivo del lavoro di gruppo.

La modalità di lavoro più comune nell’equipe è la riunione settimanale, in cui tutti i membri comunicano le variazioni/problemi emersi nell’arco della settimana e possono nell’eventualità proporre dei cambiamenti nel piano assistenziale.

Il lavoro dell’equipe non è gerarchico, non c’è un leader che impone, ma una figura che coordina le attività del gruppo.

L’OSS che fa parte dell’equipe deve:

  • Saper lavorare in gruppo;
  • Contribuire alla formulazione del PAI e del PLI;
  • Offrire al paziente un servizio efficace e coerente con i protocolli della struttura;
  • Migliorare il clima lavorativo

Gli obiettivi dell’intera equipe sono:

  • Saper fissare obiettivi e pianificare gli interventi assistenziali;
  • Selezionare un responsabile del caso;
  • Valutare i risultati ottenuti anche in tempi intermedi rispetto al termine;
  • Valutare i risultati finali;
  • Riformulare in base alla necessità, il piano assistenziale.

Gli strumenti di cui l’equipe si serve per raggiungere questi obiettivi sono:

  • Piano di lavoro;
  • Protocolli;
  • Documentazione infermieristica;
  • Scheda di valutazione socio-sanitaria.

Gli strumenti per la valutazione: le scale.

Le scale per la valutazione sono dei parametri di riferimento standard che servono per supervisionare gli aspetti clinici e funzionali del paziente e per:

  • Rilevare il problema del paziente;
  • In base ad esso, pianificare l’intervento;
  • Valutare i risultati;
  • Comunicare tra i vari operatori le informazioni sul paziente;
  • Pianificare un intervento assistenziale che potrebbe garantirne le dimissioni.

Le scale di valutazione che l’infermiere in genere somministra sono:

  • Scale di valutazione del rischio di piaghe da decubito;
  • Scale di valutazione dello stato funzionale;
  • Scale di valutazione del dolore e del rischio cadute.

Scale di Valutazione Assistenza Infermieristica.

Dott. Marco Tapinassi
Vice-Direttore. Infermiere, webwriter e coautore di libri sui concorsi pubblici. Immagina l'informazione come un fattore di crescita. Ama i biscotti, il suo cane Davos e non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.
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