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Infermieri guadagnano 5000 euro al mese nella Svizzera dei Grigioni. In Italia facevano la fame.

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Gli Infermieri Italiani guadagnano fino a 5000 euro al mese nella Svizzera dei Grigioni. Nel nostro Paese facevano la fame. Qualcosa non va.

Sono più di 120 gli Infermieri iscritti all’OPI di Sondrio che hanno deciso di abbandonare l’Italia lavorativa e di andare a cercare fortuna in Svizzera e precisamente nei Grigioni. Lo comunica lo stesso Ente ordinistico che si rammarica per questa scelta, motivata essenzialmente dagli stipendi da fame con cui vengono “compensati” i professionisti sanitari nel nostro Paese.

Un Infermiere Italiano in Svizzera riesce a percepire fino a 4-5 volte in più rispetto a quanto guadagnava in Italia, superando spesso i 5.000 euro al mese.

Per questo serve urgentemente rivedere le indennità contrattuali. L’appello dell’OPI va alla Politica e ai Sindacati, fino troppo distinti e distanti dalle esigenze professionali ed economiche della professione infermieristica.

La fuga in Svizzera non riguarda solo i neo-laureati, ma anche chi ha fatto anni di esperienza in Italia e che ora ha deciso di essere premiato per quello che vale e che conta nell’assistenza a pazienti semplici e complessi.

“In Italia un infermiere anziano, per così dire prossimo alla pensione, arriva a guadagnare intorno ai 2mila euro netti – osserva Giuseppe Franzini, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche della provincia di Sondrio – mentre un infermiere appena laureato, neoassunto, percepisce intorno ai 1.500 euro netti. Questo a fronte di paghe mensili che, in Svizzera, viaggiano fra i 4mila e i 5mila euro netti. Che pesano ancora di più, nelle valutazioni degli infermieri della nostra provincia, se frontalieri. Se cioè si recano in Valposchiavo o in Val Bregaglia a lavorare quotidianamente e fanno ritorno a casa alla sera. In quel caso il tesoretto che riescono ad accumulare mensilmente, è più che interessante. Se invece vivono in Svizzera, come nel caso di coloro che lavorano nel Canton Ticino, qualche spesa in più la devono mettere in conto, ma comunque il risparmio mensile è sempre alto in ragione di uno stipendio elevato. Più alto di quello che riuscirebbero a garantirsi in Italia”.

E non è tutto, Franzini, va giù duro senza paura di essere smentito: “l’indennità di confine che le forze sindacali, in particolare la Funzione pubblica Uil della provincia di Como, ha chiesto a Regione Lombardia di introdurre, anche attraverso una raccolta firme avvenuta nella fila dei professionisti lariani, allo scopo di favorire il mantenimento in loco degli infermieri, non è destinata a fare la differenza, anzi, andrebbe a creare ulteriori discriminazioni e storture del mercato del lavoro interne”.

“Non è attraverso un’indennità di questo tipo, che penso non possa essere superiore a 200-300 euro, che si può affrontare e risolvere veramente un problema così grande e che parte da politiche nazionali. C’è un gap enorme fra gli stipendi italiani e quelli svizzeri e un’indennità regionale non lo sana. Anzi, crea discriminazioni nella categoria in quanto la si prevedrebbe ad esempio per gli infermieri di Como, e per quelli di Lecco? No? In tal caso andrebbe a finire che le maestranze di Lecco si sposterebbero su Como per avere l’indennità aggiuntiva. E si creerebbero scoperture sulle strutture di Lecco. No, dico che così non va, perché la coperta è, e resterebbe, corta. Quel che serve è un ripensamento della politica nazionale e una revisione al rialzo dei contratti in modo da offrire una retribuzione congrua alle responsabilità conferite al professionista. Che, ricordo, è laureato ed è talmente ben formato da essere molto richiesto dal mercato svizzero, ma anche tedesco e inglese. All’estero fanno ponti d’oro ai nostri infermieri perché hanno una formazione superiore ad altri, in Europa” – ricordano dall’OPI di Sondrio, che conta poco meno di 1750 Infermieri iscritti (l’8-9% di loro lavora o ha sta pensando di andare a lavorare in Svizzera). Tutti gli anni, però, l’OPI continua a perdere iscritti: i neo-laureati sono sempre meno di chi abbandona l’Ordine.

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