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Gli OPI della Lombardia condannano la delibera del Veneto: gli OSS non potranno mai prendere il posto degli Infermieri.

Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Lombardia scendono in campo condannando la delibera del Veneto: gli OSS non potranno mai prendere il posto degli Infermieri.

Sono sul piede di guerra anche gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Lombardia relativamente alla delibera regionale del Veneto n. 305/2021, che trasforma di fatto gli OSS di RSA – RSSA – Case di Riposo in veri e propri Infermieri attraverso un corso di formazione complementare di 300 ore.

Dito puntato contro il governatore Luca Zaia e contro il suo assessorato alla sanità che con una decisione fuorilegge interpretano a loro modo l’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 per far fronte alla carenza cronica di Infermieri in Veneto e nel resto d’Italia (acuitasi con l’avvento della Pandemia da Coronavirus).

Da tutta Italia si sono levate le proteste in merito e ora anche gli OPI stanno scendendo in campo per dire no a questo insulto alla professione infermieristica e alla vera funzione degli Operatori Socio Sanitari, personale formato per fare da supporto all’Infermiere.

Gli OPI lombardi, tuttavia, ignorano quanto sta accadendo in Puglia e in altre regioni italiani, tra cui la Liguria, la Campania e persino la Lombardia, dove movimenti politici, più o meno interessati, vogliono far passare attraverso leggi regionali la riforma del sistema formativo e del ruolo degli OSS.

Sulla questione si registra anche la presa di posizione del MIGEP, che chiama in campo la FNOPI, chiedendole direttamente di intervenire sulla questione al fine di ristabilire un minimo di regole e di non andare oltre quello che gli OSS vogliono veramente: una riforma seria della formazione, percorsi para-universitari, diplomi di maturità per tutti e possibilità di carriera. Insomma il ruolo sanitario vero e proprio.

La lettera del Coordinamento degli Ordini Infermieristici della Lombardia.

Il Coordinamento degli Ordini delle Professioni infermieristiche della Lombardia legge con molta preoccupazione la DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE del VENETO n. 305 / DGR del 16/03/2021.

Le difficoltà che in questo momento le strutture residenziali stanno subendo a causa della carenza di infermieri, anche in Lombardia, sono molto bene conosciute dagli Ordini Professionali Infermieristici e sono state marcatamente evidenziate alle istituzioni preposte. La risposta non può essere quella adottata dalla Regione Veneto: il trasferimento di competenze professionali acquisite tramite percorso universitario abilitante, che non corrispondono in alcun modo all’esecuzione frammentaria e meccanica di tecniche, bensì all’articolato utilizzo delle stesse nel complesso processo assistenziale anzitutto pianificato, quindi realizzato e verificato, non può e non deve gravare su personale di supporto, presuntamente addestrato attraverso discutibili eventi formativi, sia per liberalizzazione dell’abuso sia per parcellizzazione dell’assistenza e delle cure in generale.

Il diritto all’assistenza per tutte le persone ospiti nelle RSA deve garantire la sicurezza delle stesse: la risposta deve essere strutturata rivedendo l’organizzazione delle residenze alla luce della complessità sociosanitaria attuale. I ruoli e le funzioni degli operatori vanno definiti focalizzando i bisogni assistenziali che gli ospiti manifestano.

La professione infermieristica ricopre un ruolo cruciale per il SSN, il ridotto numero di infermieri, causato da decisioni politiche inappropriate e miopi, ha confermato l’inderogabile necessità di professionisti e di modelli assistenziali infermieristici per promuovere la salute dei cittadini più fragili.

È indispensabile che la risposta ai bisogni di salute e di assistenza dei cittadini, preveda che vi siano i professionisti sanitari di cui hanno diritto i cittadini, a garanzia dell’Articolo 32 della Costituzione, la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

Esortiamo quindi Regione Lombardia, così come tutte le Regioni, a coinvolgere attivamente gli Ordini delle Professioni Infermieristiche, e non solo, nella progettazione e nel governo di percorsi organizzativi che possano garantire provvedimenti migliorativi, con particolare riferimento all’ambito assistenziale comunitario. Le scelte di questo paese sul sistema salute, miopi e azzardate, hanno prodotto risultati che sono evidenti a tutti: quella di Regione Veneto deve essere l’ultima.

OPI Bergamo – Dott. Gianluca Solitro
OPI Cremona – Dott. Enrico Marsella
OPI Milano Lodi Monza Brianza – Dott. Pasqualino D’Aloia
OPI Brescia – Dott.ssa Stefania Pace
OPI Lecco – Dott. Fabio Fedeli
OPI Pavia – Dott. Michele Borri
OPI Varese – Dott. Aurelio Filippini
OPI Como – Dott. Dario Cremonesi
OPI Mantova – Dott. Andrea Guandalini
OPI Sondrio – Dott. Giuseppe Franzini

Leggi anche:

MIGEP. No agli OSS-Infermierini in Veneto e in Puglia. Gli Infermieri non possono essere sostituiti dagli Operatori Socio Sanitari.

Gli OSS diventano Infermieri in Veneto grazie ad una delibera della Regione. Ed è polemica.

OSS. Cosa dice l’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003? Gli Operatori Socio Sanitari restano a supporto degli Infermieri.

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