favismo
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Favismo: cos’è? quali sono i segni e sintomi? Come ottenere una diagnosi e quale trattamento è possibile ed efficace.

Il termine favismo indica una alterazione del metabolismo dei pentosiofosfati, una via metabolica che si occupa di produrre alcune sostanze importanti per l’organismo.

Cause del favismo.

L’assunzione di particolari alimenti e sostanze potrebbe inibire l’enzima G6DP, determinando conseguenze gravissime per l’organismo, tra tutte l’emolisi acuta con ittero.

Il termine “favismo” risulta però improprio, poiché in alcuni soggetti fabici la reazione clinica emolitica si può manifestare anche indipendentemente dal consumo di fave e piselli.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, le persone affette non possono mangiare questi legumi; inoltre, non possono essere assunte o inalate altre sostanze, come la naftalina e taluni farmaci, quali analgesici, antipiretici, antimalarici, salicilati, certi chemioterapici, chinidina, blu di metilene etc., che possono aggravare la condizione pre-esistente.

La carenza dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi, come abbiamo visto,  è la causa scatenante che provoca emolisi acuta con ittero. Infatti, è noto il ruolo rivestito da questo enzima come fattore di difesa degli eritrociti dall’ossidazione.

I farmaci e le sostanze sopra citate alterano l’equilibrio ossidativo, comportandosi come pro-ossidanti.

Segni, sintomi, conseguenze cliniche.

Il soggetto affetto da favismo, dopo 12-48 ore dall’ingestione di piselli, fave o farmaci particolari, manifesta una carnagione giallastra che talvolta tende al verde, le sclere oculari appaiono color giallo intenso, le urine scure.

Se il favismo si manifesta in forma grave, il soggetto potrebbe avere un collasso cardiocircolatorio: l’ittero è causato da un’alta concentrazione nel sangue di bilirubina, prodotto catabolico (di scarto) dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi.

Se l’ittero progredisce, la malattia potrebbe evolvere nella forma più grave di kernittero (encefalopatia bilirubinica: la bilirubina si deposita nel cervello, con conseguente danno cerebrale e possibile ritardo mentale).

Inoltre, l’anemia emolitica potrebbe manifestarsi non solo in seguito all’assunzione delle sostanze vietate in questa malattia, ma anche come conseguenza di polmonite, epatite virale, malaria e chetoacidosi diabetica.

Favismo: i 5 livelli dell’OMS.

Esistono varie forme di favismo e, in base alla gravità, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) distingue cinque livelli:

  •  i primi due esprimono una deficienza grave (anemia emolitica cronica / insufficienza renale acuta ed emolisi ad intermittenza);
  • il terzo rappresenta una deficienza lieve (emolisi manifestata solo in caso di contatto con sostanze ossidanti -fave, piselli, farmaci analgesici, naftalina etc.);
  • mentre gli ultimi due non comportano nessun effetto clinico pericoloso.

Trattamento, cura, prevenzione.

L’unica cura è la prevenzione: i soggetti affetti devono astenersi scrupolosamente dall’assunzione di fave e piselli, poiché contengono sostanze pro-ossidanti nei semi (vicina e convicina).

Devono essere banditi farmaci analgesici, antipiretici, antimalarici, blu di metilene, naftalene, sulfamidici, FANS ed alcuni antibiotici.

Le  trasfusioni di sangue, nel caso di una crisi emolitica acuta, e la dialisi per soggetti affetti da insufficienza renali, risultano vitali.

Come riporta my-personaltrainer.it, in alcuni casi gravi, la rimozione della milza potrebbe essere l’unica soluzione perchè è qui che i globuli rossi si distruggono.

La diagnosi attenta e scrupolosa della malattia è essenziale prima di adottare qualsiasi trattamento: il test diagnostico ricerca l’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi all’interno degli eritrociti, evidenziando anche le carenze più lievi.

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