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domenica, Gennaio 23, 2022
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ASST, è stata dedicata a Giò la “Giornata degli Operatori Socio Sanitari”.

“Era un collega, un amico, una persona cui tenevo molto. Un punto di riferimento che manca tanto”. Ogni giorno di più. Nella Giornata nazionale dell’OSS (operatore socio-sanitario), che si è celebrata sabato 29 maggio, il pensiero all’ospedale di Crema è rivolto a Giovanni Baldi, operatore socio sanitario del pronto soccorso che si è arreso dopo una battaglia durata 10 mesi contro il Covid.

La voce è quella di un giovane collega, Enea Provinzano, impegnato nell’area d’emergenza. Con lui anche Rosita Facco (insieme nella foto-copertina), del dipartimento chirurgico. “La pandemia ci ha tolto tanto, prima di tutto lo spirito. Dopo la perdita che abbiamo subito non vogliamo festeggiare”. Piuttosto bisognerebbe riflettere. “La nostra figura è ancora poco conosciuta e riconosciuta” continua Provinzano.

‘NOI CI SIAMO SEMPRE’

In Italia gli operatori socio sanitari sono oltre 300 mila uomini e donne che “non si occupano solo dell’igiene”, ma dell’assistenza nel senso più ampio e qualificante del termine “stiamo vicino alle persone, le rassicuriamo, le ascoltiamo, le accarezziamo. Diamo loro quella solidarietà, quell’affetto, quell’amore che chiedono, spesso in silenzio, da un letto d’ospedale” interviene Rosita Facco. “Noi ci siamo sempre: cerchiamo di rispondere a tutti i bisogni della persona per farla stare bene”. “Siamo coloro – riprende Provinzano – che passano più tempo con i pazienti”. “Anche quando hanno paura” gli fa eco Facco. Anche durante il Covid. “Non abbiamo mai smesso di prenderci cura delle persone malate. Per noi la cura è prima di tutto attenzione”. Alla persona, alle richieste. E ai silenzi.

L’IMPORTANZA DEL CONTATTO

“Certo, sono cambiate le modalità: ora cerchiamo di offrire il contatto in modo diverso, anche se rinunciarvi è impossibile”. Ché le relazioni ci tengono uniti. Ci rendono umani. “Il lavoro forse è cambiato nel ritmo” riprende Provinzano. “Prima era più routinario, ora è più frenetico, “prima eravamo più liberi, senza quella vestizione che ci allontana e ci toglie le forze” precisa Facco, ma il senso dell’impegno resta immutato: prendersi cura. Tra un silenzio, qualche parola in più ed il desiderio di esserci sempre. Senza fare rumore. La loro divisa è essenziale, bianca. Senza fronzoli. È con la semplicità che si fa il bene. La pausa è finita. “Siamo in servizio”, il dovere chiama, “vogliamo continuare a stare accanto alle persone”. Anche e soprattutto oggi.

Redazione AssoCareNews.it
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