Gentile Direttore di AssoCareNews.it,
vorrei condividere la mia esperienza personale in merito al dibattito sui concorsi pubblici per OSS.
Nel mio piccolo posso affermare, con assoluta convinzione, che i concorsi premiano il merito di chi studia e si prepara seriamente. Lo dico perché sono una delle vincitrici del famoso “Concorsone OSS Puglia” di qualche anno fa.
Ho partecipato a una procedura organizzata con grande attenzione, trasparenza e nel pieno rispetto delle regole. Tutto si è svolto alla luce del sole, con controlli accurati e testimoni presenti anche durante la correzione delle prove. Per questo sento il dovere di fare i complimenti agli organizzatori: è stata un’esperienza che mi ha confermato come impegno e preparazione possano davvero essere premiati.
Il vero problema, almeno nel mio caso, è arrivato dopo la vittoria del concorso. Lavoravo già nel servizio pubblico nel Nord Italia e, pur essendo risultata vincitrice, non ho avuto la possibilità di scegliere una sede vicina al mio paese, dove avrei potuto assistere mia madre, che aveva bisogno della mia presenza.
È questa la difficoltà che porto ancora nel cuore. Non il concorso, che considero corretto e meritocratico, ma la mancanza di strumenti che consentano ai vincitori di conciliare il lavoro con esigenze familiari particolarmente delicate.
Se proprio dovessi dire in quale momento sarebbe servita una “mano potente”, forse non sarebbe stato per superare il concorso, ma per poter lavorare vicino ai propri affetti e assistere un genitore in difficoltà.
Spero che questa riflessione possa contribuire a distinguere due aspetti diversi: da una parte la trasparenza delle procedure concorsuali, che va riconosciuta e difesa; dall’altra la necessità di migliorare l’organizzazione successiva, affinché il merito possa andare di pari passo con una maggiore attenzione alle esigenze umane e familiari dei lavoratori.
Cordiali saluti.
Concetta, OSS
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