Una testimonianza semplice, ma profondamente toccante, che racconta il volto più autentico della sanità: quello fatto di professionalità, umanità e vicinanza. È la lettera di ringraziamento pubblicata nella rubrica “La posta dei lettori” di RavennaToday, firmata da Maria Paola Zoli, che ha voluto esprimere la propria gratitudine al personale sanitario che ha assistito suo padre.
Il protagonista di questa storia è Franco Zoli, 92 anni, ricoverato lo scorso 30 marzo nel reparto di Medicina I, a causa di una polmonite e fibrillazione. Un momento delicato, reso ancora più difficile dalle condizioni familiari: anche la figlia e la madre, infatti, erano a casa malate di polmonite.
Cure e umanità: il valore aggiunto dell’assistenza
Nella sua lettera, Maria Paola Zoli non si limita a ringraziare per le cure ricevute, ma sottolinea un aspetto spesso dato per scontato: l’empatia. Medici, infermieri e OSS vengono descritti come professionisti attenti e scrupolosi, ma soprattutto capaci di instaurare un rapporto umano autentico.
“Ci avete messo il cuore, lo avete trattato come fosse il vostro nonno”, scrive, evidenziando come la qualità dell’assistenza non si misuri solo con le competenze tecniche, ma anche con la capacità di prendersi cura della persona nella sua interezza.
Un dettaglio significativo riguarda le telefonate quotidiane ricevute dalla famiglia: aggiornamenti costanti, parole di rassicurazione, un filo diretto che ha permesso di colmare la distanza e l’impossibilità di essere presenti.
La sanità che funziona (e che spesso non fa notizia)
In un periodo in cui si parla spesso di criticità del sistema sanitario, storie come questa ricordano che esiste anche una sanità fatta di dedizione silenziosa e impegno quotidiano. Una sanità che, pur tra difficoltà organizzative e carichi di lavoro importanti, continua a mettere al centro il paziente.
Il lavoro di medici, infermieri e operatori socio-sanitari si conferma ancora una volta fondamentale non solo sul piano clinico, ma anche su quello umano e relazionale.
Un messaggio che vale più di mille numeri
La lettera di Maria Paola Zoli è un riconoscimento che va oltre il singolo reparto: è un messaggio che parla a tutto il personale sanitario. Un invito a non dimenticare quanto anche un gesto, una parola o una semplice telefonata possano fare la differenza nella vita dei pazienti e delle loro famiglie.
Perché, come dimostra questa storia, curare significa sì guarire, ma anche accompagnare, rassicurare e, soprattutto, esserci.
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