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7 Mar 2026, Sab

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​Non è solo un campanello d’allarme, è una vera e propria emorragia di personale quella che sta colpendo l’Arnas Brotzu di Cagliari. I numeri della “mini-diaspora” sono nero su bianco in una determinazione firmata da Maria Teresa Garau, dirigente del servizio Risorse Umane dell’azienda. Una presa d’atto che sancisce l’addio di numerosi professionisti: dimissioni che diventeranno effettive, in modo scaglionato, entro il mese di febbraio.

​Per un ospedale già in sofferenza, si tratta di un colpo durissimo che rischia di mandare in tilt un sistema già precario.

​Corsie al collasso: il caso di Medicina 1.

​La carenza di personale non è un concetto astratto, ma una realtà che i pazienti toccano con mano ogni giorno. Solo pochi giorni fa, i sindacati avevano acceso i riflettori sulla situazione critica di Medicina 1, dove i corridoi si sono trasformati in reparti improvvisati con file di barelle.

​I numeri forniti dai rappresentanti dei lavoratori sono impietosi:

  • Rapporto infermiere-paziente: spesso si tocca la quota di 1 infermiere per 14-15 degenti.
  • Standard minimi: il personale attuale è nettamente inferiore agli accreditamenti minimi di riferimento.

​Perché il personale scappa?

​Secondo Fabrizio Anedda, segretario provinciale del NurSind Cagliari, la fuga non è un evento improvviso ma il risultato di problemi strutturali mai risolti. Chi lascia il Brotzu non lo fa per restare disoccupato, ma per cercare stabilità o una migliore qualità della vita professionale.

​Le ragioni della fuga sono principalmente tre:

  1. Concorsi e stabilizzazioni: molti infermieri con contratto a tempo determinato hanno vinto concorsi in altre aziende (come le ASL), ottenendo finalmente il tempo indeterminato.
  2. Condizioni di lavoro: anche chi aveva già un posto fisso sta scegliendo di andarsene. Il motivo? Altrove si trovano turni meno massacranti e contesti meno emergenziali.
  3. Stallo salariale: al Brotzu pesa come un macigno il blocco delle procedure per l’adeguamento delle retribuzioni. “A un certo punto uno si fa i conti e prende delle decisioni”, sottolinea Anedda.

​Non solo infermieri: il malessere tocca i medici.

​Il malumore tra le corsie di piazzale Ricchi non risparmia i camici bianchi. Secondo quanto trapelato, anche diversi medici avrebbero deciso di rassegnare le dimissioni di recente. Una scelta che aggrava ulteriormente il quadro delle specialità mediche, già sotto pressione per i carichi di lavoro e la gestione dei flussi del Pronto Soccorso.

​Cosa succede ora?

​Senza un piano di assunzioni massiccio e immediato, la situazione è destinata a peggiorare drasticamente entro la primavera. Con meno personale a disposizione, il rischio è una riduzione dei servizi o un ulteriore aumento dello stress per chi resta, alimentando un circolo vizioso che l’ospedale più grande della Sardegna non può permettersi di sostenere.

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