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Non è solo un campanello d’allarme, è una vera e propria emorragia di personale quella che sta colpendo l’Arnas Brotzu di Cagliari. I numeri della “mini-diaspora” sono nero su bianco in una determinazione firmata da Maria Teresa Garau, dirigente del servizio Risorse Umane dell’azienda. Una presa d’atto che sancisce l’addio di numerosi professionisti: dimissioni che diventeranno effettive, in modo scaglionato, entro il mese di febbraio.
Per un ospedale già in sofferenza, si tratta di un colpo durissimo che rischia di mandare in tilt un sistema già precario.
Corsie al collasso: il caso di Medicina 1.
La carenza di personale non è un concetto astratto, ma una realtà che i pazienti toccano con mano ogni giorno. Solo pochi giorni fa, i sindacati avevano acceso i riflettori sulla situazione critica di Medicina 1, dove i corridoi si sono trasformati in reparti improvvisati con file di barelle.
I numeri forniti dai rappresentanti dei lavoratori sono impietosi:
- Rapporto infermiere-paziente: spesso si tocca la quota di 1 infermiere per 14-15 degenti.
- Standard minimi: il personale attuale è nettamente inferiore agli accreditamenti minimi di riferimento.
Perché il personale scappa?
Secondo Fabrizio Anedda, segretario provinciale del NurSind Cagliari, la fuga non è un evento improvviso ma il risultato di problemi strutturali mai risolti. Chi lascia il Brotzu non lo fa per restare disoccupato, ma per cercare stabilità o una migliore qualità della vita professionale.
Le ragioni della fuga sono principalmente tre:
- Concorsi e stabilizzazioni: molti infermieri con contratto a tempo determinato hanno vinto concorsi in altre aziende (come le ASL), ottenendo finalmente il tempo indeterminato.
- Condizioni di lavoro: anche chi aveva già un posto fisso sta scegliendo di andarsene. Il motivo? Altrove si trovano turni meno massacranti e contesti meno emergenziali.
- Stallo salariale: al Brotzu pesa come un macigno il blocco delle procedure per l’adeguamento delle retribuzioni. “A un certo punto uno si fa i conti e prende delle decisioni”, sottolinea Anedda.
Non solo infermieri: il malessere tocca i medici.
Il malumore tra le corsie di piazzale Ricchi non risparmia i camici bianchi. Secondo quanto trapelato, anche diversi medici avrebbero deciso di rassegnare le dimissioni di recente. Una scelta che aggrava ulteriormente il quadro delle specialità mediche, già sotto pressione per i carichi di lavoro e la gestione dei flussi del Pronto Soccorso.
Cosa succede ora?
Senza un piano di assunzioni massiccio e immediato, la situazione è destinata a peggiorare drasticamente entro la primavera. Con meno personale a disposizione, il rischio è una riduzione dei servizi o un ulteriore aumento dello stress per chi resta, alimentando un circolo vizioso che l’ospedale più grande della Sardegna non può permettersi di sostenere.

