Flat tax al 5 % solo per infermieri: Ordine Professionale TSRM PSTRP NA-AV-BN-CE agevolazione da estendere a tutti i Professionisti.
L’ Ordine Professionale TSRM PSTRP NA-AV-BN-VE esprime preoccupazione per la recente approvazione dell’emendamento recepito dal Governo, con il quale si introduce una Flat tax del 5% sugli straordinari solo per una delle trenta professioni sanitarie esistenti.
In merito il Consiglio regionale della Campania, su sollecitazione dell’Ordine Professionale TSRM PSTRP NA-AV-BN-CE guidato Presidente Franco Ascolese, ha approvato all’unanimità due mozioni a firma dei Consiglieri di maggioranza Ciarambino e Picarone per estendere la Flat tax del 5% , sui progetti relativi all’abbattimento delle liste di attesa, alle 18 professioni afferenti all’Ordine Professionale FNO TSRM PSTRP.
L’Ordine Professionale TSRM PSTRP NA-AV-BN-CE da cui è partita la protesta, rappresenta circa 11 mila iscritti, di cui almeno un terzo direttamente coinvolti nei progetti delle Asl per abbattere le code ma esclusi dal beneficio fiscale.
Un problema di equità che, a livello nazionale, investe decine di migliaia di colleghi.
L’applicazione della Flat tax, aliquota agevolata al 5% sugli straordinari, introdotta nella legge di bilancio 2025 riguardante solo gli infermieri se venisse estesa a tutte le professioni sanitarie, compresi gli operatori sociosanitari, andrebbe a valorizzare tutto il personale del comparto che ogni giorno al pari degli infermieri, presta assistenza e svolge indagini molto delicate nell’ambito dei progetti per abbattere le liste di attesa.
Inoltre garantirebbe un quadro di omogeneità rispetto alla normativa nazionale di riferimento, senza discriminare le altre figure professionali escluse, sanando, di fatto, la discriminazione creata tra lavoratori di serie A e di serie B.
L’applicazione di un’aliquota agevolata solo per una specifica categoria professionale contrasta con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, che impone allo Stato di garantire pari diritti a tutti i cittadini e di rimuovere le disparità di trattamento ingiustificate.
Le professioni sanitarie, fino agli inizi degli anni Novanta, erano suddivise, secondo la classificazione sancita dall’art. 99 del testo unico delle leggi sanitarie (TULS), approvato con il R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, in tre grandi categorie: le professioni sanitarie principali, le professioni sanitarie ausiliarie e le arti ausiliarie delle professioni sanitarie.
La legge 42/1999 sancisce invece il superamento del carattere ausiliario delle professioni sanitarie non mediche, che le aveva confinate in una posizione subalterna e deresponsabilizzata rispetto al personale medico, individuando, per tali professioni, una maggiore autonomia operativa e una maggiore responsabilità nel proprio campo di attività.
Queste figure professionali, un tempo considerate mere esecutrici degli ordini e delle direttive impartite dal personale medico, sono oggi pienamente assimilate a quest’ultimo, anche sul piano del diritto. Alla legge 42/1999 ha fatto seguito un altro importante intervento normativo, la legge 10 agosto 2000, n. 251, contenente la “Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica”, che ha istituito la dirigenza e la laurea specialistica per queste professioni sanitarie ma che contiene norme inerenti anche l’esercizio professionale.
La legge in questione, ha, inoltre, configurato una classificazione più ampia rispetto a quella codificata dall’art. 99 del TULS, inquadrando le professioni sanitarie non mediche in quattro grandi aree di riferimento: le professioni sanitarie infermieristiche e la professione sanitaria ostetrica; le professioni sanitarie riabilitative; le professioni tecnico-sanitarie; le professioni tecniche della prevenzione. Detta classificazione è stata, successivamente, specificata dal decreto ministeriale del 29 marzo 2001, in base al quale:
- le professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche includono l’infermiere, l’infermiere pediatrico e l’ostetrica;
- le professioni sanitarie riabilitative comprendono il fisioterapista, il logopedista, il podologo,
- l’ortottista-assistente di oftalmologia, il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, il tecnico dell’educazione e della riabilitazione psichiatrica e psicosociale, il terapista occupazionale e l’educatore professionale;
- le professioni tecnico-sanitarie, a loro volta articolate in:
✓ area tecnico-diagnostica, comprendente il tecnico audiometrista, il tecnico sanitario di laboratorio biomedico, il tecnico sanitario di radiologia medica, il tecnico di neurofisiopatologia;
✓ area tecnico-assistenziale, che include il tecnico ortopedico, il tecnico audioprotesista, il tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e della perfusione cardiovascolare, l’igienista dentale e il dietista;
- le professioni tecniche della prevenzione comprendono il tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro e l’assistente sanitario.
È inconcepibile che professionisti sanitari, con identico percorso formativo e con pari livello di responsabilità civile e penale, siano dunque trattati in maniera così diversa.
Sulla decisione del Governo di agevolare solo gli infermieri con la Flax tax al 5 % sugli straordinari c’è disappunto da parte dell’Ordine TSRM PSTRP NA-AV-BN-CE.
Il Presidente Franco Ascolese, il Consigliere Grimaldi Vincenzo con delega rapporti con i Sindacati e tutti i Consiglieri si battono da tempo affinché venga modificata questa manovra che agevola solo una categoria di professionisti, escludendo le 18 professioni sanitarie afferenti all’Ordine e tutti gli altri professionisti del comparto.
L’Ordine Professionale TSRM PSTRP NA-AV-BN-CE insieme ai Sindacati, Chiedono pertanto che la misura fiscale in oggetto venga estesa a tutte le professioni sanitarie riconosciute dal D.M. 13 marzo 2018, garantendo equità retributiva e valorizzazione del lavoro straordinario svolto da ogni operatore del SSN.
Si Invita il Governo e il Parlamento a intervenire con urgenza per correggere questa ingiustizia e riconoscere l’impegno di tutti i professionisti sanitari, senza distinzioni arbitrarie.
Dott. Vincenzo Grimaldi, TSRM
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