Medici, Infermieri e Professionisti Sanitari nello spazio: parte l’assalto alla Luna.

Medici, Infermieri e Professionisti Sanitari nello spazio: parte l'assalto alla Luna.

Tra qualche decennio ci si specializzerà in assistenza “lunare”, operatori come il dott. Leonard Henry McCoy di Star Trek.

Sembra fantascienza, ma tra qualche decennio, non troppo lontani, Medici, Infermieri, Ostetriche/i, Tecnici Sanitari e Psicologi saranno chiamati a specializzarsi in assistenza nella spazio. E ciò a seguito della creazione di basi umane extra-terrestri. La prima in ordine di tempo che dovrebbe essere costruita è quella sulla Luna, da cui l’uomo manca da troppi decenni. Le strutture saranno muniti ci centri di cura e assistenza contro le patologie più comuni sulla Terra e dovranno vagliare quelle che potrebbero nascere fuori dal suolo natio.

Ne è convinto Jan Worner, direttore dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che nei giorni scorsi ha rilanciato la cosiddetta “corsa alla Luna“, ovvero una serie di progetti finalizzati alla creazione sul satellite naturale terrestre di una vera e propria base con la presenza in loco di decine di astronauti la cui gestione, dal punto di vista fisico e psichico, sarà a carico di professionisti sanitari di varie discipline. Alcuni di loro interverranno a distanza, altri risiederanno direttamente sulla Luna. Tra questi sicuramente Medici e Infermieri.

E’ quanto emerso nei giorni scorsi a Firenze in occasione dell’evento “Space and democracy“.

Non è lontano, quindi, il tempo immaginato dagli inventori del telefilm Star Trek, dove vi era (nella prima serie e per molti decenni successivi) la figura emblematica del dott. Leonard Henry McCoy, conosciuto meglio come Bones, e dei suoi assistenti (Infermieri). In questo caso era il medico di mordo dell’Enterprice, nave spaziale guidata dal Capitano Kirk.

Leonard Henry McCoy: tra qualche decennio le scene di Star Trek saranno realtà.
Leonard Henry McCoy (Medico di bordo dell’Enterprise): tra qualche decennio le scene di Star Trek saranno realtà.

L’uomo tornerà sulla Luna.

Neppure l’imminente appuntamento con le urne elettorali distoglie l’Europa dai suoi preparativi per riportare l’uomo sulla Luna: una sfida che potrà essere vinta solo con un grande sforzo comune, un’ampia collaborazione internazionale che superi ogni nazionalismo recuperando lo spirito che ha animato i pionieri dello spazio europeo, come il fisico italiano Edoardo Amaldi. Lo dice all’ANSA il direttore dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) Jan Worner in occasione della conferenza ‘The State of the Union’, organizzata ogni anno dall’Istituto Universitario Europeo per promuovere una riflessione sul funzionamento democratico dell’Unione europea.

L’evento fiorentino getta le basi per un nuovo allunaggio.

A Villa Salviati (Firenze) Worner è tra i protagonisti del convegno ‘Space and democracy‘, in occasione del quale ha annunciato la digitalizzazione di parte degli archivi storici dell’Esa, con i documenti originali che raccontano l’alba dell’Europa dello spazio ora accessibili a tutti. In quelle pagine si ritrova lo spirito dei nostri padri fondatori “che può essere utile ancora oggi che ci troviamo ad affrontare nuove sfide come il ritorno sulla Luna.

Potrebbe essere così la base lunare: all'interno una struttura dedicata alla salute e all'emergenza/urgenza.
Potrebbe essere così la base lunare: all’interno una struttura dedicata alla salute e all’emergenza/urgenza.

Tornarci come hanno fatto 50 anni fa americani e sovietici – sottolinea Worner – sarebbe un errore: dobbiamo tornarci tutti insieme. Non è corretto parlare di una corsa alla Luna, di una competizione fra Stati: la Luna non è proprietà di un solo Paese, ma una piattaforma aperta”. Da questo spirito di collaborazione è nata l’idea del ‘Moon village’, il villaggio scientifico internazionale da costruire sulla Luna come base di ricerca e trampolino per Marte.

“Tutti quelli che vogliono partecipare sono i benvenuti: sono già oltre 70 gli attori che hanno sottoscritto questa azione internazionale”, afferma il direttore generale dell’Esa. Il progetto sta prendendo forma “e già alla fine di quest’anno partiranno alcune missioni private, proprio come ha fatto la recente missione israeliana, sempre nell’ambito del Moon village”. L’Esa sarà ancora una volta in prima fila: “collaboreremo con gli americani per la realizzazione del Lunar Gateway”, l’avamposto che orbiterà intorno alla luna, “mentre lavoreremo con i russi per il lander”, spiega Worner.

L’Europa agirà seguendo uno spirito di cooperazione che non dovrebbe essere messo in discussione neanche dagli incerti esiti delle prossime elezioni europee. “Sono il direttore generale dell’Esa e non parlo di politica – sottolinea Worner – ma come privato cittadino spero che queste elezioni daranno prova dello spirito europeo e che continueremo ad avere un’Europa forte”.

L’attesa.

Chissà come sarà la prima Medicheria o Infermeria lunare. Non ci resta che attendere, nel frattempo preparatevi mentalmente ad un futuro assistenziale differente da quello attuale, durante cui non sarà strano dover collaborare con assistenti robot. Di questo ne parliamo in un altro servizio.

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