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giovedì, Ottobre 21, 2021
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Insulina: ormone secreto dal Pancreas che aiuta a mantenere l’omeostasi del glucosio.

L’insulina è un ormone peptidico, secreto dal pancreas, che svolge un ruolo chiave per l’approvvigionamento energetico delle cellule. Le sue azioni metaboliche aiutano a mantenere l’omeostasi del glucosio e ne promuovono l’utilizzo.

Nello specifico, l’insulina aumenta la captazione e l’utilizzo del glucosio negli organi periferici, soprattutto nel tessuto adiposo e nel muscolo scheletrico, e sopprime la produzione di glucosio nel fegato e la lipolisi nel tessuto adiposo. Inoltre, agisce a livello di molti altri obiettivi fisiologici, tra cui il cervello, le cellule β del pancreas, il cuore e l’endotelio vascolare, che aiutano a coordinare l’omeostasi metabolica e cardiovascolare nelle condizioni di salute.

Per insulinoresistenza si intende una patologia in cui le cellule cosiddette insulino-dipendenti, come le fibre muscolari e gli adipociti, non rispondono adeguatamente ai fisiologici livelli di insulina circolante. Poiché l’insulina svolge un ruolo determinante nell’ingresso del glucosio nelle cellule, qualsiasi disturbo nella trasduzione del segnale è associato a iperglicemia, dovuta all’incapacità delle cellule di assorbire il glucosio. In questa condizione, al fine di mantenere la glicemia entro i livelli fisiologici, il pancreas deve secernere una quantità di insulina superiore alla norma.

L’insulinoresistenza è una caratteristica comune della maggior parte dei disturbi metabolici, come l’obesità, l’ipercolesterolemia, la sindrome metabolica, l’ipertensione arteriosa, l’aterosclerosi, la steatosi epatica e il diabete.

Durante il periodo dell’adolescenza, l’insulinoresistenza rappresenta una condizione fisiologica che favorisce la crescita corporea e lo sviluppo puberale. Età, sesso ed etnia sono variabili che influenzano fortemente l’insulinoresistenza. Nei giovani con obesità, l’insulinoresistenza può superare i valori fisiologici aumentando in modo significativo il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari. Riconoscere le condizioni fisiologiche rispetto alle condizioni patologiche nei giovani è di sostanziale importanza per identificare i casi ad aumentato rischio.

La gravidanza è caratterizzata da uno stato di insulinoresistenza, specialmente in corrispondenza del terzo trimestre. Questo fenomeno non è altro che una risposta adattativa, che ha l’obiettivo di deviare il glucosio e i lipidi verso il feto. Quando l’insulinoresistenza raggiunge livelli troppo elevati, si associa al diabete gestazionale e all’ipertensione gravidica.

Lo stile di vita è definito come un insieme di scelte dell’individuo, mirate a preservare o migliorare il benessere fisico e psichico. Esso comprende:
1. L’attività fisica. La sedentarietà rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie croniche. Un adeguato livello di attività fisica aumenta il benessere a tutte le età.

2. Il fumo di sigaretta. Il fumo rappresenta la prima causa evitabile di morte a livello globale.

3. La dieta. La salute è fortemente influenzata dalle abitudini alimentari. Una dieta equilibrata garantisce l’introito ottimale di nutrienti, soddisfa il fabbisogno energetico e apporta sostanze ad azione protettiva nei confronti delle malattie.
4. L’alcool. Il consumo di bevande alcoliche rappresenta uno dei principali fattori di rischio per molte malattie (gastroenterologiche, cardiovascolari, polmonari, tumorali, scheletriche e muscolari, danni immunologici e prenatali).

5. Le sostanze stupefacenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la tossicodipendenza come uno “stato di intossicazione periodica o cronica prodotta dalle ripetute assunzioni di una sostanza naturale o sintetica”.

Numerosi fattori, come l’eccesso calorico, la sedentarietà, l’ipossia, lo stress psicologico e gli inquinanti ambientali inducono un sistema di stress cellulari, risposte allo stress e alterazioni della risposta allo stress che inibiscono la segnalazione dell’insulina nelle cellule bersaglio.

La sensibilità all’insulina può essere influenzata dalle abitudini dietetiche. Un eccessivo introito alimentare promuove l’insulinoresistenza stimolando la secrezione insulinica, la sintesi dei trigliceridi e l’accumulo di grasso corporeo. Le diete a elevato contenuto di lipidi sono associate alla resistenza insulinica, soprattutto in riferimento ai grassi saturi e agli acidi grassi trans. La fibra alimentare ha effetti indiretti sulla secrezione e sull’azione dell’insulina. La letteratura medica riporta effetti sulla motilità e sul tempo di transito intestinale, sulla secrezione di ormoni gastrointestinali e sulla fermentazione del colon.
Numerose evidenze scientifiche mostrano come l’esercizio fisico sia in grado di migliorare la sensibilità all’insulina. Studi epidemiologici e clinici hanno evidenziato una sostanziale riduzione del rischio di diabete mellito con un’attività fisica regolare per tutta la vita. Nello specifico, l’allenamento fisico aumenta la sensibilità all’insulina incrementando la segnalazione post-recettoriale.

La resistenza insulinica aumenta con l’aumento dell’indice di massa corporea, della circonferenza della vita e del rapporto tra vita e fianchi. Questi parametri riflettono una maggiore adiposità, localizzata soprattutto a livello viscerale.

Seguire i principi di uno stile di vita sano rappresenta il primo e più importante step per prevenire l’insorgenza dell’insulinoresistenza, per evitare o ridurre il dosaggio dei farmaci ipoglicemizzanti e per scongiurare la progressione verso il diabete mellito conclamato.

Per saperne di più: LINK.

Leggi anche:

Insulina e glicemia, tra valori e ruolo di questo ormone.

Dott.ssa Valeria Galfanohttps://www.valeriagalfano.it
La dott.ssa Valeria Galfano è un Medico Chirurgo specialista in Alimentazione e benessere psico-fisico. E' autrice del blog www.valeriagalfano.it.
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