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“Come la pandemia ha rafforzato l’identità professionale”, domani interessante webinar a cura dell’AITO.

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L’art.25 dello statuto AITO cita che “è istituita la giornata nazionale del Terapista occupazionale che si celebrerà il 24 maggio di ciascun anno”. Sono 2250 i terapisti occupazionali in tutta Italia, pochi, troppo pochi per rispondere al bisogno di salute, anzi, di benessere del singolo cittadino e dell’intera comunità.

Questo professionista si occupa, per esempio, “delle limitazioni nello svolgere anche semplici azioni quotidiane” citate dal Ministro Speranza nella Giornata delle persone con disabilità, di ridurre l’impatto negativo del Long covid sulle attività giornaliere, di diminuire il livello di sostegno che i bambini con disabilità possono richiedere durante la scuola impegnandosi perché raggiungano il loro pieno potenziale e di assicurare, in ambito palliativo, il mantenimento del livello di abilità il più a lungo possibile.

“Come la pandemia ha rafforzato l’identità professionale” è il titolo dell’evento in diretta FB (AITO – Associazione italiana terapisti occupazionali) che si terrà domenica 23, con protagonisti alcuni colleghi che hanno potuto dimostrare le proprie competenze in un reparto di lungodegenza, in terapia intensiva respiratoria, in RSA, al domicilio e con la teleriabilitazione. Uno sguardo anche all’adattamento della formazione universitaria, con la testimonianza di uno studente del CdL di Troina (CT), unica sede al Sud che si aggiunge a quelle di Roma, Chieti, Modena, Pavia, Milano, Moncrivello (VC), Conegliano (PD), Bolzano.

Il ter. occ. riconosce l’occupazione come fondamento della prativa. Molte definizioni condividono l’idea che l’occupazione sia vissuta dall’individuo ed è soggettiva. Altre affermano che il valore e il significato derivano anche dal contesto culturale e che la partecipazione all’occupazione avvantaggia non solo l’individuo ma le comunità in cui vive, lavora e gioca. Diversi autori indicano che “il chi dell’occupazione può non essere solo una singola persona, ma coppie, gruppi, comunità, popolazioni e persino società”. Gli individui hanno la necessità di impegnarsi in occupazioni con altri che condividono esperienze, interessi, valori o obiettivi comuni.

E mai, come nell’ultimo anno, ci siamo potuti rendere conto dell’importanza del poter svolgere le occupazioni, i nostri interessi, dell’importanza di mantenere i nostri ruoli. La terapia occupazionale è una professione sanitaria che consente alle persone di partecipare alle attività della vita quotidiana al meglio delle loro capacità nonostante la loro condizione, la progressione della malattia, i limiti di attività o le restrizioni alla partecipazione. Il terapista occupazionale è abile e esperto nel consentire alle persone di adattarsi ai loro mutevoli livelli di abilità.

Ciò nonostante, è spesso sottostimato e sottoutilizzato, limitato alle attività ricreative o all’ultima settimana di ricovero, a un intervento frammentato o senza spazi adeguati alla pratica, spesso con un rapporto terapista/paziente sproporzionato. Questo a causa del numero limitato di professionisti o di un approccio ancora legato alla guarigione del sintomo e all’assistenza o a un concetto di salute che non considera la qualità di vita.

Il terapista occupazionale deve essere presente nelle diverse fasi del percorso, dall’esordio al rientro in comunità, contribuire alla pianificazione delle dimissioni, svolgere valutazioni domiciliari e partecipare alla scelta degli ausili, esaltare gli aspetti motivazionali e le potenzialità di adattamento dell’individuo, potersi assicurare che la persona abbia tutti gli strumenti che le consentono di continuare a impegnarsi nelle attività quotidiane, nel proprio ambiente.

Questo riabilitatore ascolta la storia della persona, osserva ciò che è in grado di fare e discute ciò che è significativo o importante per lei a livello fisico, sociale, emotivo e spirituale. Una volta stabilite le priorità, stabilisce gli obiettivi, che vengono in genere rivalutati e modificati durante il percorso, con la persona e, se necessario, con la sua famiglia.

Auguro perciò, a 24 anni dalla pubblicazione del profilo professionale nella Gazzetta Ufficiale n.119/97, l’aumento del fabbisogno formativo e l’implementazione dei piani di fabbisogno del personale, perché venga incluso finalmente la nostra figura, come richiesto espressamente anche in diversi report dell’OMS (es: 2011 , 2020 ).

Una presenza più consistente negli organici del Terapista occupazionale, grazie al peculiare approccio client centred, caratterizzato da empowerment, educazione/informazione alla persona e al caregiver, consentirebbe infine di raggiungere con maggior efficacia gli obiettivi della Mission 6 del PNRR (potenziamento reti territoriali, sviluppo delle cure intermedie)

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