Lopopolo: “Basta precarietà, è il momento della stabilizzazione”
Si riaccende il tema della precarietà nel settore sanitario. La FIALS di Salerno chiede una revisione immediata della decisione dell’Asl di prorogare i contratti degli operatori sociosanitari (OSS) solo fino al 30 settembre 2026.
Una scelta definita “incomprensibile” dal segretario generale Carlo Lopopolo, che sollecita un intervento urgente per allineare le decisioni aziendali alle nuove condizioni normative.
“Serve una proroga fino a fine anno”
Secondo la Fials, la proroga limitata al 30 settembre non tiene conto di due elementi fondamentali:
- l’uscita della Campania dal Piano di Rientro
- le nuove disposizioni della Legge di Bilancio, che consentono stabilizzazioni fino al 31 dicembre
“È il momento di consolidare il personale, non di mantenerlo in una condizione di precarietà”, sottolinea Lopopolo.
Da qui la richiesta chiara: estendere i contratti almeno fino alla fine del 2026 e avviare subito le procedure di stabilizzazione.
Il ruolo degli OSS: una colonna dell’assistenza
Al centro della rivendicazione c’è il riconoscimento del lavoro svolto dagli operatori sociosanitari negli ultimi anni.
Gli OSS, evidenzia il sindacato, hanno garantito la tenuta dei servizi assistenziali anche nelle fasi più critiche, spesso operando in condizioni difficili e con carichi di lavoro elevati.
“Meritano rispetto, stabilità e continuità”, ribadisce la Fials.
Precarietà e sanità: un problema ancora aperto
Il caso di Salerno si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l’intero Servizio sanitario nazionale, dove il ricorso a contratti a termine continua a rappresentare una criticità strutturale.
La mancata stabilizzazione del personale rischia infatti di:
- compromettere la continuità assistenziale
- aumentare il turnover
- ridurre la qualità dei servizi offerti ai cittadini
Stabilizzazione: una sfida non più rinviabile
La richiesta della Fials non è solo sindacale, ma anche organizzativa: garantire stabilità al personale significa rafforzare l’intero sistema sanitario.
In un momento in cui la sanità pubblica è chiamata a rispondere a sfide sempre più complesse, dalla carenza di personale all’invecchiamento della popolazione, investire sulle risorse umane diventa una priorità non più rinviabile.
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