L’estate 2024 si preannuncia particolarmente impegnativa per il sistema sanitario bolognese. Gli ospedali si preparano ad affrontare i mesi più caldi con una riduzione del 10% dei posti letto e un piano ferie che dovrà fare a meno dei cosiddetti “gettonisti”, puntando esclusivamente sulle risorse interne. Una sfida non da poco, aggravata dalla persistente carenza di infermieri e dalle note difficoltà finanziarie, come sottolineato da Alfredo Sepe, segretario generale della FIALS di Bologna.
In totale, circa 110 dei 1.271 posti letto disponibili tra l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Orsola e le strutture dell’Ausl (Maggiore, Budrio, San Giovanni in Persiceto, Vergato, Loiano) verranno temporaneamente sospesi.
Nonostante la riduzione, i servizi essenziali come pronto soccorso, urgenze, terapie intensive e oncologia non subiranno modifiche. La riorganizzazione si concentrerà principalmente sulle attività ambulatoriali e sugli interventi programmati non urgenti, per alleggerire il carico e permettere al personale di usufruire delle meritate ferie, come previsto dal contratto.
Nel dettaglio, all’Ospedale Maggiore chiuderanno temporaneamente una trentina di posti letto su 176, mentre si potenzierà l’area semi-intensiva. Al Bellaria le chirurgie verranno accorpate, con un taglio di dieci posti letto. Nei piccoli ospedali, le chiusure saranno minime, tra i 3 e i 5 letti per lungodegenza o cardiologia.
La vera criticità che sta mettendo a dura prova la sanità bolognese è la scarsità di infermieri. Sebbene sia stata pubblicata una nuova graduatoria ad aprile, le assunzioni procedono a rilento: solo un infermiere su quattro vincitori di concorso accetta l’incarico.
Tra le principali motivazioni spicca il costo insostenibile degli affitti a Bologna, che rende la città meno attrattiva per i professionisti sanitari, molti dei quali rinunciano all’ultimo minuto per la difficoltà a trovare un alloggio. Per fronteggiare l’emergenza estiva, l’Irccs ha assunto una trentina di neolaureati con contratti a tempo determinato, un tentativo di tamponare la situazione.
Nonostante le difficoltà, la sanità bolognese continua a investire nell’innovazione. Il Sant’Orsola ha ricevuto l’importante riconoscimento dalla Regione Emilia-Romagna, diventando uno dei sette centri italiani autorizzati alla somministrazione delle terapie Car-T in età pediatrica. Un traguardo significativo che consolida il ruolo dell’ospedale, già hub nazionale per il trattamento degli adulti.
L’assessore alla sanità Massimo Fabi ha elogiato l’eccellenza del Sant’Orsola, e la direttrice generale Chiara Gibertoni ha ringraziato l’intera rete di professionisti e associazioni come Ageop, fondamentali per il supporto ai pazienti e alle famiglie.
L’estate negli ospedali di Bologna si prospetta come un banco di prova per un sistema che cerca di mantenere un difficile equilibrio: garantire il diritto alle ferie del personale e la continuità dei servizi urgenti, affrontando carenze strutturali e ostacoli economici senza l’aiuto dei gettonisti, ma con la forza delle proprie professionalità e strategie innovative.
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