C’è una frase che chi lavora su turni in ospedale conosce fin troppo bene: “vado in ferie, ma poi lo stipendio si abbassa”. Non è una sensazione: è una conseguenza diretta di come è sempre stata calcolata la retribuzione feriale, scollegata da notti, festivi e turnazioni che, mese dopo mese, pesano parecchio in busta paga.
Con il nuovo CCNL Comparto Sanità 2025-2027 — la cui ipotesi è stata firmata da ARAN e sindacati il 29 luglio 2026, per oltre 592.000 dipendenti del Servizio sanitario nazionale — qualcosa si muove davvero.
La novità: nasce l’indennità ferie.
L’articolo 28 del nuovo contratto introduce, a partire dal 1° gennaio 2027, una indennità ferie: una somma aggiuntiva, riconosciuta giorno per giorno durante le ferie, che tiene conto di quanto il lavoratore ha effettivamente percepito nel semestre precedente per:
- indennità di turno
- servizio notturno
- servizio festivo
- attività in particolari Unità operative o Servizi disagiati
- indennità di Pronto Soccorso
Il meccanismo di calcolo, per chi vuole i dettagli tecnici, è più preciso di quanto sembri: la somma percepita nel semestre viene divisa per sei e poi per ventisei, e l’indennità viene erogata solo quando il valore giornaliero raggiunge almeno 3 euro. Non è quindi un pagamento identico per tutti, ma una cifra costruita sulla storia lavorativa reale di ciascuno.
Quanto vale in concreto? Secondo le prime simulazioni sindacali (NurSind), per i profili più esposti a turni notturni e festivi la cifra potrebbe arrivare fino a circa 16 euro al giorno di ferie: non una cifra enorme, ma un principio importante che prima semplicemente non esisteva.
Attenzione a un equivoco frequente: non si tratta di una nuova maggiorazione per chi lavora, né del pagamento “del turno non fatto”. È una voce economica autonoma, pensata solo per il periodo di ferie, che nasce per avvicinare la retribuzione feriale a quella ordinariamente percepita — un principio su cui, va detto, negli ultimi anni erano già intervenute diverse pronunce della giurisprudenza europea.
Chi ci guadagna di più?
Il beneficio non è uguale per tutti. Cresce con l’esposizione reale a turni, notti, festivi e servizi disagiati: infermieri sulle 24 ore, personale di Pronto Soccorso, chi lavora stabilmente in unità operative con indennità specifiche. Chi invece non percepisce quelle indennità nella vita lavorativa ordinaria non matura nulla di aggiuntivo solo perché va in ferie.
Due giorni in più per chi ha iniziato da poco.
La seconda novità riguarda i neoassunti: fino al terzo anno di servizio, le ferie salgono di due giorni.
- Settimana su 5 giorni: da 28 a 30 giorni
- Settimana su 6 giorni: da 30 a 32 giorni
Attenzione a non confrontare direttamente i due numeri: cambiano perché cambia l’articolazione della settimana lavorativa, non perché chi lavora su sei giorni abbia “più vacanza”.
Le altre tutele che vale la pena conoscere.
Il nuovo articolo 28 non si limita alle due novità principali. Vale la pena ricordare:
- Programmazione reale, non solo sulla carta: l’azienda deve autorizzare le richieste di ferie entro 15 giorni e garantire che vengano effettivamente godute, non solo maturate contabilmente.
- Almeno 15 giorni continuativi tra giugno e settembre, su richiesta — finestra estesa al 15 giugno-15 settembre per chi ha figli in età scolastica.
- Rimborso spese se l’azienda richiama il dipendente dalle ferie per esigenze di servizio.
- Sospensione delle ferie in caso di malattia oltre i 3 giorni o ricovero ospedaliero.
- Ferie solidali estese, per la prima volta in modo esplicito, anche al recupero post-traumatico dopo un’aggressione subita sul lavoro — un tema purtroppo sempre più attuale in sanità.
- Confermate le 4 giornate per festività soppresse, non monetizzabili.
Una lettura onesta: non è tutto oro.
Va detto con chiarezza, perché è giusto informare senza semplificare troppo: alcune sigle sindacali e osservatori hanno sollevato dubbi proprio su questo punto. L’indennità ferie, per la parte non legata al Pronto Soccorso, viene finanziata attraverso il Fondo premialità e condizioni di lavoro — non con nuove risorse statali dedicate. Questo significa, secondo alcune analisi, che non sono previsti arretrati per gli anni precedenti al 2027, nonostante la giurisprudenza europea avesse già evidenziato il problema da tempo. È un tema su cui il dibattito tra sindacati resta aperto.
Va inoltre ricordato che si tratta ancora di un’ipotesi di contratto: la firma del 29 luglio 2026 avvia l’iter verso la sottoscrizione definitiva, che dovrà passare attraverso la certificazione della Corte dei Conti sulla compatibilità economico-finanziaria prima dell’entrata in vigore effettiva dal 1° gennaio 2027. Le stime più recenti collocano questo passaggio tra fine settembre e ottobre 2026, sulla falsariga di quanto avvenuto per il precedente CCNL 2022-2024, la cui firma definitiva arrivò il 27 ottobre 2025 a distanza di mesi dall’ipotesi.
In sintesi.
Per la prima volta il CCNL Sanità riconosce che il diritto al riposo non dovrebbe tradursi in una penalizzazione economica per chi, ogni giorno, sostiene i turni più difficili del sistema sanitario. È un passo avanti concreto, anche se non risolve tutto: la misura reale del cambiamento si vedrà con le tabelle applicative definitive e con l’entrata a regime dal 2027.
Cosa ne pensate? La misura vi sembra sufficiente rispetto a quanto viene richiesto a chi lavora su turni h24?
Dott. Stefano Marzullo, Infermiere
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