Una telefonata concitata, la voce di una ragazza che urla aiuto, il resoconto drammatico di una madre priva di sensi che non risponde a nessuno stimolo. È iniziato così quello che sembrava un pomeriggio di ordinaria emergenza per i sanitari del 118, ma che si è trasformato in una delle pagine più amare e sconcertanti della cronaca locale recente.
La corsa contro il tempo (perso)
Ricevuta la segnalazione dalla Centrale Operativa, l’allerta è scattata immediatamente in Codice Rosso. Sul posto, in Corso Regina Margherita, sono confluite ben due unità: l’ambulanza di San Giovanni Rotondo (con autista soccorritore e infermiere) e quella di San Marco in Lamis, attivata specificamente per garantire la presenza del medico a bordo, data la gravità descritta.
Arrivati al civico indicato, però, la prima amara sorpresa: al numero 13 non c’era un’abitazione, ma l’ingresso di una chiesa. Mentre i sanitari cercavano freneticamente il luogo del soccorso, tra telefonate confuse e indicazioni contraddittorie fornite dalla figlia della presunta vittima, la verità è emersa in tutta la sua squallida realtà.
”Era solo uno scherzo”
Dopo quasi un’ora di ricerche e tensioni, le ragazzine dall’altro capo del telefono hanno ammesso l’incredibile: era tutto un gioco. Uno scherzo nato dalla noia, messo in atto da due giovani amiche che, per vedere l’effetto che fa, hanno deciso di mobilitare uomini, mezzi e risorse dello Stato.
Le conseguenze: un sistema paralizzato
Bloccare due ambulanze per un’ora non è una “bravata”. È un atto di un’incoscienza inaudita che mette a rischio la vita di tutta la comunità. In quei sessanta minuti:
Due equipe sanitarie sono state rese indisponibili per vere emergenze (infarti, incidenti stradali, traumi reali).
Un medico è stato sottratto al territorio per inseguire un fantasma.
Il sistema di emergenza è stato sovraccaricato inutilmente.
Oltre all’aspetto etico, c’è quello legale. Simili comportamenti configurano il reato di Interruzione di Pubblico Servizio e Procurato Allarme, mancanze gravissime che possono portare a pesanti ripercussioni giudiziarie per i responsabili (o per chi ne esercita la potestà).
”Non si può giocare con la vita degli altri. Mentre i nostri mezzi erano fermi davanti a una chiesa a cercare un paziente che non esisteva, qualcuno in un’altra zona della città avrebbe potuto avere davvero bisogno di noi.”
Un appello alla responsabilità
Il numero di emergenza 112/118 è un filo sottile che unisce la vita alla morte. Usarlo impropriamente significa spezzare quel filo per qualcun altro. Questo episodio deve servire da monito alle famiglie e ai giovani: la noia non può e non deve mai diventare una giustificazione per l’illegalità e la mancanza di rispetto verso chi lavora ogni giorno per la sicurezza di tutti.
Se non è follia ci siamo vicini!
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