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11 Dic 2025, Gio

Emilia-Romagna sotto pressione: la denuncia del governatore Michele de Pascale sulla mobilità sanitaria extraregionale.

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L’Emilia-Romagna, storica eccellenza della sanità italiana, sta vivendo una crisi difficile da gestire a causa della crescente pressione esercitata dai pazienti provenienti da altre regioni italiane. A lanciare l’allarme è stato il governatore Michele de Pascale, che in una recente intervista ha sottolineato come il sistema sanitario regionale sia ormai “intasato” e incapace di garantire cure tempestive ai propri cittadini.

Mobilità sanitaria: appropriata e impropria.

De Pascale distingue nettamente tra due tipologie di mobilità: quella appropriata e quella impropria. La mobilità appropriata riguarda prestazioni di alta complessità, come cardiochirurgia e trapianti, dove ha senso che le cure siano concentrate in pochi centri d’eccellenza a livello nazionale. La mobilità impropria, invece, riguarda prestazioni standard come piccoli interventi chirurgici o visite specialistiche, che dovrebbero essere assicurate dalle regioni di residenza del paziente.

Il problema si aggrava perché la presenza massiccia di pazienti extraregionali non solo mette in difficoltà la rete sanitaria regionale, ma contribuisce anche ad allungare le liste d’attesa per gli emiliano-romagnoli. A questo si aggiunge una grave carenza di personale sanitario, con medici e infermieri difficili da attrarre e trattenere in città complesse come Bologna e Modena.

Le risorse e le proposte di de Pascale.

Nonostante il recente stanziamento di 6,4 miliardi di euro per la manovra sanitaria 2025, de Pascale ha definito vergognosa la precedente distribuzione delle risorse, chiedendo maggiore autonomia nell’uso del fondo. Regionalità e differenti problematiche territoriali, infatti, impongono soluzioni su misura.

Per fronteggiare la criticità, il governatore propone protocolli d’intesa con le regioni meridionali per monitorare i flussi di mobilità, sviluppare consulenze a distanza e collaborazioni tra professionisti, tentando così di ridurre quella mobilità impropria che congestiona il sistema emiliano-romagnolo.

Il nodo del personale e la sostenibilità economica.

Alla base della crisi, oltre a una gestione finanziaria da rivedere, c’è anche la difficoltà di gestire la carenza di personale sanitario. Le condizioni di lavoro in alcune zone sono sfavorevoli e spesso medici e infermieri preferiscono lasciare o evitare di trasferirsi in Emilia-Romagna. Questo fenomeno peggiora ulteriormente la situazione delle liste d’attesa, che vedono un aumento della componente di pazienti extraregionali in attesa insieme ai residenti.

Sostenibilità e diritto alle cure.

La situazione in Emilia-Romagna è diventata un banco di prova per il sistema sanitario nazionale, che deve bilanciare il diritto universale alla cura con la sostenibilità organizzativa ed economica delle singole regioni. Le proposte di Michele de Pascale, incentrate su una gestione più autonoma e collaborazioni interregionali, rappresentano un tentativo concreto di affrontare un problema che rischia di compromettere la qualità delle cure e l’accessibilità per tutti i cittadini.

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