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7 Mar 2026, Sab

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​Una vicenda che stringe il cuore e solleva interrogativi pesantissimi quella che arriva dall’ospedale Monaldi di Napoli. Un bambino di soli due anni si trova ora sospeso tra la vita e la morte, attaccato a un macchinario da 50 giorni, a causa di quello che sembrerebbe essere un incredibile errore umano durante il trasporto dell’organo che avrebbe dovuto salvarlo.

​L’errore fatale: ghiaccio secco al posto di quello normale.

​Secondo quanto denunciato dai familiari e riportato nelle prime ricostruzioni, il cuore del giovanissimo donatore (prelevato a Bolzano) sarebbe diventato inutilizzabile durante il trasferimento verso Napoli.

​La causa? Un errore di conservazione: l’organo sarebbe entrato in contatto con ghiaccio secco anziché con il ghiaccio normale. Questo contatto avrebbe letteralmente “bruciato” i tessuti del cuore, compromettendone la funzionalità in modo irreversibile.

​Il trapianto nonostante il danno.

​L’aspetto più inquietante della vicenda riguarda la decisione dei medici di procedere comunque. Nonostante l’organo apparisse danneggiato, i due chirurghi avrebbero portato avanti l’intervento. Il risultato è stato drammatico: il cuore non ha mai ripreso a battere correttamente e il piccolo paziente è ora in attesa di un nuovo trapianto, sulla soglia del coma farmacologico.

​Provvedimenti immediati: sospensioni e stop ai trapianti.

​La direzione sanitaria dell’ospedale Monaldi ha reagito con fermezza in attesa che la giustizia faccia il suo corso:

  • Sospensione cautelare: i due chirurghi responsabili dell’equipe sono stati sospesi dal servizio.
  • Blocco delle attività: è stata sospesa l’attività di trapianto di cuore per i pazienti pediatrici nella struttura. Un colpo durissimo per un reparto che nell’ultimo anno aveva registrato un’importante crescita nelle procedure eseguite.

​Doppia inchiesta: Napoli e Bolzano cercano risposte.

​La magistratura ha acceso i riflettori su ogni passaggio della catena di trasporto e intervento. Al momento sono attive due inchieste parallele:

  1. Procura di Napoli: indaga sulla condotta dei medici e sulla decisione di impiantare un organo visibilmente deteriorato.
  2. Procura di Bolzano: focalizzata sulle modalità di espianto e, soprattutto, sul confezionamento dell’organo per il trasporto.

​Il legale della famiglia ha chiesto massima chiarezza: “Bisogna capire chi ha sbagliato e perché il protocollo di sicurezza è fallito in modo così macroscopico”. Mentre le aule di tribunale cercano i colpevoli, la speranza è tutta rivolta a un nuovo miracolo che possa ridare un futuro al piccolo paziente.

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