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Una vicenda che stringe il cuore e solleva interrogativi pesantissimi quella che arriva dall’ospedale Monaldi di Napoli. Un bambino di soli due anni si trova ora sospeso tra la vita e la morte, attaccato a un macchinario da 50 giorni, a causa di quello che sembrerebbe essere un incredibile errore umano durante il trasporto dell’organo che avrebbe dovuto salvarlo.
L’errore fatale: ghiaccio secco al posto di quello normale.
Secondo quanto denunciato dai familiari e riportato nelle prime ricostruzioni, il cuore del giovanissimo donatore (prelevato a Bolzano) sarebbe diventato inutilizzabile durante il trasferimento verso Napoli.
La causa? Un errore di conservazione: l’organo sarebbe entrato in contatto con ghiaccio secco anziché con il ghiaccio normale. Questo contatto avrebbe letteralmente “bruciato” i tessuti del cuore, compromettendone la funzionalità in modo irreversibile.
Il trapianto nonostante il danno.
L’aspetto più inquietante della vicenda riguarda la decisione dei medici di procedere comunque. Nonostante l’organo apparisse danneggiato, i due chirurghi avrebbero portato avanti l’intervento. Il risultato è stato drammatico: il cuore non ha mai ripreso a battere correttamente e il piccolo paziente è ora in attesa di un nuovo trapianto, sulla soglia del coma farmacologico.
Provvedimenti immediati: sospensioni e stop ai trapianti.
La direzione sanitaria dell’ospedale Monaldi ha reagito con fermezza in attesa che la giustizia faccia il suo corso:
- Sospensione cautelare: i due chirurghi responsabili dell’equipe sono stati sospesi dal servizio.
- Blocco delle attività: è stata sospesa l’attività di trapianto di cuore per i pazienti pediatrici nella struttura. Un colpo durissimo per un reparto che nell’ultimo anno aveva registrato un’importante crescita nelle procedure eseguite.
Doppia inchiesta: Napoli e Bolzano cercano risposte.
La magistratura ha acceso i riflettori su ogni passaggio della catena di trasporto e intervento. Al momento sono attive due inchieste parallele:
- Procura di Napoli: indaga sulla condotta dei medici e sulla decisione di impiantare un organo visibilmente deteriorato.
- Procura di Bolzano: focalizzata sulle modalità di espianto e, soprattutto, sul confezionamento dell’organo per il trasporto.
Il legale della famiglia ha chiesto massima chiarezza: “Bisogna capire chi ha sbagliato e perché il protocollo di sicurezza è fallito in modo così macroscopico”. Mentre le aule di tribunale cercano i colpevoli, la speranza è tutta rivolta a un nuovo miracolo che possa ridare un futuro al piccolo paziente.

