I disturbi mentali rappresentano oggi una delle più grandi emergenze sanitarie globali. Secondo recenti studi pubblicati su PubMed e riportati da The Lancet, nel 2023 circa 1,2 miliardi di persone nel mondo convivevano con almeno un disturbo mentale, un dato quasi raddoppiato rispetto al 1990 (GBD 2021 Mental Disorders Collaborators, 2024). La ricerca, coordinata dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) e dall’Università del Queensland, ha analizzato l’andamento di dodici principali patologie psichiatriche in oltre 200 Paesi, evidenziando un aumento costante soprattutto di ansia e depressione maggiore.
Gli studiosi sottolineano che questa crescita non dipende soltanto da una maggiore capacità diagnostica, ma anche da profondi cambiamenti sociali ed economici. Tra i fattori che incidono maggiormente vi sono precarietà lavorativa, isolamento sociale, guerre, crisi climatiche, violenza e le conseguenze psicologiche lasciate dalla pandemia di COVID-19 (Wu Y. et al., 2023). Anche la crescente esposizione ai social media, il cyberbullismo e l’uso intensivo delle tecnologie digitali sono oggi considerati elementi che possono influenzare negativamente il benessere psicologico, soprattutto nei più giovani, contribuendo ad aumentare stress, ansia e sentimenti di inadeguatezza. Particolarmente colpiti risultano adolescenti e giovani adulti, soprattutto nella fascia tra i 15 e i 19 anni, oltre alle donne, che mostrano tassi più elevati di ansia e depressione.
Il dato più preoccupante riguarda l’impatto dei disturbi mentali sulla salute pubblica. Oggi queste patologie rappresentano una delle principali cause di disabilità nel mondo e incidono pesantemente sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e sui sistemi sanitari. Le conseguenze non riguardano esclusivamente la sfera individuale, ma si riflettono anche sul piano economico, determinando una riduzione della produttività lavorativa, un aumento dell’assenteismo e costi elevati per i servizi sanitari e assistenziali. Nonostante ciò, in molti Paesi l’accesso alle cure psicologiche e psichiatriche resta ancora insufficiente, aggravato dalla carenza di personale specializzato e dallo stigma sociale che spesso ostacola diagnosi e trattamenti precoci (WHO, 2023).
In questo contesto assume un ruolo fondamentale la figura infermieristica. Gli infermieri impegnati nell’ambito della salute mentale svolgono attività essenziali di ascolto, supporto terapeutico, educazione sanitaria e monitoraggio clinico. Numerosi studi evidenziano come una relazione terapeutica efficace tra infermiere e paziente possa migliorare l’aderenza ai trattamenti, ridurre il rischio di isolamento sociale e prevenire ricadute e ospedalizzazioni. Inoltre, l’assistenza infermieristica territoriale permette di individuare precocemente situazioni di disagio psicologico, favorendo interventi tempestivi soprattutto tra i giovani e le persone più fragili. L’infermiere svolge inoltre un importante ruolo di collegamento tra il paziente, la famiglia e l’équipe multidisciplinare, promuovendo percorsi assistenziali personalizzati e contribuendo alla continuità delle cure anche dopo la dimissione ospedaliera.
Sebbene in Italia la riforma introduce tre nuovi indirizzi di laurea magistrale specialistica, pensati per rispondere ai bisogni emergenti del Servizio sanitario nazionale e all’evoluzione della professione infermieristica:
- Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità
- Cure intensive e dell’Emergenza
- Cure neonatali e pediatriche
I nuovi percorsi si affiancheranno alle attuali lauree magistrali in Scienze infermieristiche e ostetriche, che continueranno a essere attive come corsi orientati allo sviluppo di competenze manageriali, formative, organizzative e di ricerca.
La riforma prende attuazione con il Decreto Ministeriale n. 159 del 6 febbraio 2026 e il Decreto Ministeriale n. 177 del 25 febbraio 2026, pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 12 maggio, in occasione della Giornata internazionale dell’Infermiere.
Alla luce della crescente incidenza dei disturbi mentali e delle dipendenze patologiche, emerge inoltre la necessità di rafforzare la formazione avanzata degli infermieri non è attualmente prevista una laurea magistrale specificamente dedicata alla salute mentale e alle dipendenze patologiche. L’istituzione di un percorso magistrale specialistico in questo ambito rappresenterebbe un’importante opportunità per formare professionisti con competenze cliniche avanzate nella presa in carico delle persone con disturbi psichiatrici e disturbi da uso di sostanze, nella prevenzione, nella riabilitazione psicosociale, nella gestione dei servizi territoriali e nello sviluppo della ricerca infermieristica. Una formazione specialistica di questo tipo contribuirebbe a rispondere in modo più efficace ai bisogni emergenti della popolazione e a valorizzare ulteriormente il ruolo dell’infermiere all’interno dei Dipartimenti di Salute Mentale e dei Servizi per le Dipendenze (SerD), favorendo un’assistenza sempre più qualificata, basata sulle evidenze scientifiche e orientata alla continuità delle cure. Già citata nella Consensus Conference della FNOPI del 21/02/2023 si parlava di cambiamento radicale della formazione, con specializzazioni e percorsi universitari ad hoc in alcune aree: cure primarie e sanità pubblica; neonatologia e pediatria; salute mentale e dipendenze; intensiva e dell’emergenza; medica; chirurgica.
La salute mentale non può più essere considerata un tema secondario. I dati mostrano chiaramente la necessità di investire nella prevenzione, nei servizi territoriali e nella formazione dei professionisti sanitari, affinché il benessere psicologico diventi una priorità della sanità pubblica mondiale. Parallelamente, risulta fondamentale promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione per contrastare lo stigma, favorire una maggiore consapevolezza dei disturbi mentali e incoraggiare le persone a richiedere aiuto tempestivamente. Solo attraverso un approccio integrato, multidisciplinare e orientato alla prevenzione sarà possibile affrontare efficacemente una problematica destinata a rappresentare una delle principali sfide sanitarie del XXI secolo.
Bibliografia:
- GBD 2021 Mental Disorders Collaborators. Global prevalence and burden of depressive and anxiety disorders in 204 countries and territories. The Lancet Psychiatry, 2024.
- Wu Y., et al. Global, regional, and national burden of mental disorders and trends from 1990 to 2019: a systematic analysis. PubMed, 2023.
- World Health Organization. Mental Health Atlas 2023.
- Institute for Health Metrics and Evaluation. Global Burden of Disease Study 2023.
Dott. Giulio Ianzano, Infermiere Magistrale e Docente Universitario UNIFG
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