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Un uomo di 42 anni con disabilità è deceduto in una struttura socio-assistenziale di Fermo il 19 aprile 2022, e ora la direttrice della struttura e un’operatrice socio-sanitaria (OSS) si trovano di fronte a un’imputazione coatta per responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. L’ordinanza è stata emessa martedì dalla GIP Maria Grazia Leopardi, in seguito all’opposizione della famiglia alla richiesta di archiviazione iniziale.
Le indagini e la causa del decesso.
L’uomo, identificato con le iniziali C.P., è stato trovato senza vita nel suo letto. Dopo il decesso, il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) ha avviato un’inchiesta, analizzando le cartelle cliniche e ricostruendo il percorso sanitario del paziente. L’autopsia ha poi rivelato che la causa della morte era un’insufficienza respiratoria acuta, conseguenza di una pericardite.
L’opposizione della famiglia e le contestazioni.
Inizialmente, il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione del caso, ritenendo impossibile stabilire un nesso causale tra la morte e la condotta del personale sanitario. Tuttavia, la famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Marina Bellabarba, si è fermamente opposta a questa richiesta.
La famiglia ha sostenuto che, con le dovute attenzioni mediche, il 42enne avrebbe potuto essere salvato. Tra le contestazioni principali, spicca la presunta cartella clinica lacunosa, ritenuta insufficiente a garantire interventi tempestivi, soprattutto considerando che l’uomo aveva contratto il Covid pochi mesi prima.
Inoltre, la famiglia ha evidenziato che nei giorni precedenti il decesso, C.P. lamentava difficoltà a deglutire e manifestava il proprio malessere con episodi di pianto. Un aspetto cruciale emerso dall’indagine è che l’esame tossicologico non ha rilevato tracce di alcuna cura farmacologica per la patologia che lo ha portato alla morte. Infine, è stato denunciato che nelle 24 ore precedenti il decesso, l’uomo sarebbe rimasto legato a letto per 16 ore.
Prossimi passi giudiziari.
Ora il PM dovrà formulare l’imputazione e la direttrice e l’OSS compariranno davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP). Sarà il GUP a decidere se rinviare a giudizio le due indagate o emettere una sentenza di non luogo a procedere.
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