Una accorata denuncia è stata indirizzata dal segretario FIALS Bergamo, Alfredo De Marchi, al Direttore Generale dell’ASST Bergamo Est, alla responsabile delle Relazioni Sindacali, al Coordinatore RSU e all’Avvocato Carlo Menga, per segnalare la sistematica mancata applicazione delle norme contrattuali che tutelano il diritto al pasto completo del personale sanitario in servizio, sia su turni diurni che notturni, quando la prestazione si prolunga oltre le sei ore lavorative continuative.
Il diritto al pasto: cosa dice la legge.
Secondo la consolidata giurisprudenza e le recenti sentenze della Corte di Cassazione (in particolare la n. 5547/2021 e l’ordinanza 25525/2025), il lavoratore del comparto sanità che svolge turni superiori alle sei ore deve essere messo nelle condizioni di accedere a un pasto completo, indipendentemente che si tratti di turno giornaliero o notturno e senza alcuna distinzione rispetto al carattere turnista o meno dell’attività. Ove ciò non sia possibile per motivi organizzativi o di continuità assistenziale e la mensa aziendale non sia fruibile, sorge il diritto al buono pasto sostitutivo, il cui valore e modalità sono normati dai DPR 2070/1987 e 384/1990, oltre che dal CCNL Comparto Sanità.
Disparità tra aziende dello stesso territorio.
La lettera sottolinea l’ingiusta discrepanza di trattamento fra il personale della stessa area geografica: mentre ai dipendenti della Provincia di Bergamo viene riconosciuto un buono pasto da 12 euro e a quelli della Regione Lombardia uno da 7 euro, al personale ospedaliero dell’ASST Bergamo Est viene consegnato solo un “misero sacchetto alimentare”, spesso mal conciliabile con le esigenze di servizio e da consumare rapidamente. Questo trattamento non solo appare umiliante rispetto agli altri lavoratori pubblici locali, ma rappresenta una forma di discriminazione che finisce per considerare il personale sanitario come “figli di un Dio minore”.
Un problema annoso e non risolto.
La FIALS ha ribadito di aver più volte avanzato segnalazioni, sia verbali che scritte, sin dal 2016 e tramite diffide legali, tutte rimaste senza risposta concreta. La situazione, dopo anni di rivendicazioni, non ha trovato soluzione e continua a riproporsi ad ogni sessione negoziale. Il sindacato evidenzia come questa inadempienza amministrativa rifletta un clima di “anarchia gestionale” già stigmatizzata dall’assessore regionale al Welfare, dott. Guido Bertolaso, che descrive alcune amministrazioni sanitarie pubbliche come incapaci di garantire uniformità di trattamento ai propri operatori.
Verso l’azione legale: l’ennesima richiesta ufficiale.
In conclusione, la segreteria FIALS Bergamo, pur privilegiando il dialogo alla conflittualità, annuncia che nella prossima seduta di contrattazione del 10 ottobre 2025 avvierà una formale richiesta di riconoscimento del diritto al pasto e, in assenza di riscontri fattivi, si farà promotrice di azioni giudiziarie collettive per il risarcimento degli arretrati relativi ai pasti non fruiti negli ultimi cinque anni, forte anche dell’ulteriore recente pronuncia della Cassazione.
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