Il tema della dirigenza infermieristica in Campania sta vivendo una fase di tensione che va ben oltre la semplice polemica amministrativa. Il caso della AOU Federico II di Napoli, che attualmente appare in una posizione di stallo nonostante le sollecitazioni regionali, diventa la lente d’ingrandimento attraverso la quale osservare un problema più vasto: la reale volontà politica e organizzativa di riconoscere alla leadership infermieristica un ruolo di governo strategico nel Servizio Sanitario Regionale.
Il cortocircuito tra programmazione e attuazione.
Sebbene la Regione Campania, attraverso il richiamo alla DGRC n. 528 del 6 agosto 2025, stia attivamente sollecitando le aziende sanitarie a procedere con l’utilizzo delle graduatorie per Dirigenti delle Professioni Sanitarie, la AOU Federico II non ha ancora dato seguito a questo indirizzo. Questa inerzia risulta ancora più evidente se si considera che il panorama regionale offre strumenti concorsuali pienamente operativi:
- La graduatoria del concorso per Dirigente delle Professioni Sanitarie dell’AORN San Pio (delibera n. 587/2022).
- La graduatoria regionale di titolarità dell’AORN Moscati di Avellino, già utilizzata con successo da altre aziende attraverso convenzioni e strumenti di cooperazione.
Una disparità di priorità strategiche.
La questione assume connotazioni critiche se letta in parallelo con le recenti scelte di gestione del personale dell’AOU Federico II. Con la deliberazione del 24 dicembre 2025, l’azienda ha infatti autorizzato il potenziamento di altre aree dirigenziali — amministrativa, tecnica e ingegneristica — motivandolo con le necessità della nuova direzione strategica.
Sebbene il Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale 2024-2026 sia stato adottato in via definitiva, prevedendo una programmazione organica di 490 unità nel triennio, appare strano come, all’interno di tale pianificazione, la dirigenza infermieristica non abbia trovato lo spazio necessario per essere valorizzata. Questo scollamento tra il potenziamento delle aree tecnico-amministrative e l’immobilismo verso la dirigenza clinico-assistenziale solleva legittimi dubbi sulle priorità della governance aziendale.
Il governo dell’assistenza come funzione strategica.
È fondamentale ribadire che la dirigenza infermieristica non è un apparato burocratico di supporto, ma una funzione di governo centrale. La letteratura e le buone pratiche organizzative confermano che una leadership infermieristica forte è capace di incidere profondamente su:
- Appropriatezza dei processi: ottimizzazione dei percorsi clinici e integrazione tra le diverse discipline professionali.
- Sicurezza e Qualità: gestione dei rischi clinici e miglioramento degli esiti assistenziali, con una diretta ricaduta sulla percezione di qualità da parte del cittadino.
- Gestione delle risorse professionali: incidenza diretta sulla capacità dell’azienda di trattenere i professionisti, sulla gestione dei turni e sulla prevenzione del burnout.
Verso un nuovo modello di sanità.
La vicenda della Federico II pone un interrogativo etico e professionale: se gli strumenti legislativi esistono, se la programmazione è stata definita e se altre aziende hanno dimostrato che il modello è attuabile, perché la dirigenza infermieristica rimane ancora una “cenerentola” nelle strategie aziendali?.
Senza una leadership infermieristica riconosciuta, il governo dell’assistenza rischia di frammentarsi in interventi episodici, lasciando l’organizzazione priva di una struttura professionale in grado di gestire la complessità clinica attuale. Il nodo non è una singola nomina, ma la costruzione di un modello di sanità che abbandoni l’approccio “amministrativo-centrico” a favore di un modello in cui il governo dei processi assistenziali sia affidato a chi, per competenze e ruolo, ha la responsabilità della qualità delle cure.
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