Una recente ordinanza della Corte di Cassazione riaccende il dibattito sul demansionamento degli infermieri all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Con la decisione pubblicata il 14 maggio 2026, la Suprema Corte ha confermato il diritto al risarcimento per alcuni infermieri costretti per anni a svolgere in modo sistematico mansioni proprie degli OSS (Operatori Socio Sanitari), riconoscendo una lesione della professionalità e della dignità lavorativa.
Il caso: infermieri impiegati stabilmente in mansioni inferiori.
La vicenda nasce dal ricorso di alcuni collaboratori professionali sanitari inquadrati nella categoria D del comparto Sanità, che avevano denunciato di essere stati adibiti, per lunghi periodi, a compiti tipici del personale OSS a causa della carenza di operatori di supporto.
Secondo quanto emerso nel giudizio, gli infermieri svolgevano quotidianamente attività come:
- rifacimento dei letti;
- pulizia delle postazioni dei pazienti dimessi;
- trasporto dei degenti;
- igiene personale dei pazienti non autosufficienti;
- alimentazione dei ricoverati;
- movimentazione dei pazienti;
- raccolta dei rifiuti sanitari;
- preparazione dei materiali da sterilizzare.
La Corte ha evidenziato che tali attività non erano occasionali o marginali, ma venivano svolte in maniera continuativa e programmata per sopperire all’assenza strutturale di personale OSS fino al 2018.
Quando le mansioni inferiori diventano illegittime.
Uno dei punti centrali della pronuncia riguarda la distinzione tra collaborazione occasionale e vero e proprio demansionamento.
La Cassazione ha ribadito che un infermiere può essere chiamato a svolgere attività inferiori solo in casi limitati, temporanei e giustificati da esigenze organizzative concrete. Tuttavia, quando tali mansioni diventano sistematiche e assumono un peso rilevante nell’attività lavorativa quotidiana, si configura una violazione del diritto alla professionalità.
Secondo i giudici:
“Il ricorso sistematico e non marginale alle mansioni inferiori viola il diritto del lavoratore al rispetto della propria professionalità”.
La Suprema Corte ha inoltre precisato che non basta sostenere che alcune attività siano “complementari” alla professione infermieristica. Se le mansioni da OSS vengono assegnate stabilmente e per esigenze strutturali dell’azienda sanitaria, il comportamento datoriale diventa illegittimo.
Il principio affermato dalla Cassazione.
L’ordinanza richiama precedenti importanti in materia di tutela della professionalità nel pubblico impiego, sottolineando che:
- le mansioni inferiori devono essere marginali;
- devono esistere reali esigenze organizzative;
- l’attività qualificante dell’infermiere deve restare prevalente;
- l’assegnazione a compiti inferiori non può essere programmata in modo stabile.
Nel caso concreto, la Corte ha riconosciuto che gli infermieri erano stati utilizzati per anni come sostituti degli OSS, andando ben oltre una collaborazione occasionale.
Risarcimento del danno: riconosciuta la lesione della professionalità.
Altro aspetto rilevante della decisione riguarda il risarcimento del danno da demansionamento.
La Corte d’Appello, confermata dalla Cassazione, aveva quantificato il danno nel 15% della retribuzione mensile percepita dagli infermieri durante il periodo interessato.
Per i giudici, il pregiudizio professionale risultava evidente considerando:
- la durata ultradecennale del demansionamento;
- la rilevanza qualitativa delle mansioni inferiori;
- la mortificazione professionale;
- la confusione dei ruoli percepita anche da pazienti e visitatori.
La Cassazione ha ritenuto corretto il criterio utilizzato per la liquidazione del danno, basato su una percentuale della retribuzione, poiché proporzionato al valore della professionalità lesa.
Una sentenza destinata ad avere impatto nel settore sanitario.
Questa pronuncia potrebbe avere effetti significativi nel mondo sanitario, soprattutto nelle realtà ospedaliere caratterizzate da cronica carenza di personale OSS.
La decisione conferma infatti un principio molto chiaro: la flessibilità richiesta agli infermieri non può tradursi in un utilizzo strutturale e continuativo in mansioni inferiori. Il rispetto delle competenze professionali resta un diritto tutelato dall’ordinamento, anche nel pubblico impiego.
Per molti operatori sanitari, la sentenza rappresenta un importante precedente nella tutela della dignità professionale e nella valorizzazione del ruolo infermieristico all’interno delle strutture sanitarie.
La sentenza:
Share this content:
